«Coi cutresi il mio partito ha sbagliato»

di Jacopo Della PortawREGGIO EMILIA«La cosa che mi ha fatto male è che le persone che mi hanno rimproverato, aggredito, cercato di isolarmi le ho incontrate nella sede del mio partito. Persone come Salvatore Scarpino, Salvatore Salerno e Antonio Olivo». Sono le 18.30, dopo una lunga sfilata di testimoni è il turno di Sonia Masini, ex presidente della Provincia di Reggio. A chiamarla in aula la difesa di Gianluigi Sarcone. L'ex presidente è un fiume in piena e la chiarezza delle sue argomentazioni contrasta nettamente con il tergiversare di tanti testimoni che hanno sfilato nelle ore precedenti. La Masini racconta delle sue prese di posizione contro la mafia e dei suoi inviti a cutresi a parlare, «a rompere il muro dell'omertà», già dal 2004. Ma le sue bordate principali sono nei confronti del suo partito. «Mi chiedo che persone abbiamo individuato come rappresentanti di altre persone perbene». Il riferimento è ai consiglieri comunali cutresi. «Quando Antonio Olivo disse che sarebbe andato anche lui alla cena se fosse stato invitato (il riferimento è agli Antichi Sapori, ndr), io andai dal mio segretario e gli chiesi perché non erano stati presi provvedimenti dal consiglio comunale. Anzi, quel consigliere fu l'ispiratore della viale intitolato alla Città di Cutro». L'ex presidente racconta episodi specifici, parla di «pressioni» subite per quello che ha detto. «Ho avuto un'altra situazione nella quale mi sono trovata a disagio. Era il gennaio 2015, ci fu un incontro organizzato dal Pd in via Martiri della Bettola. Mi presentai a un incontro perché c'era stata l'operazione Aemilia e c'era un gran dibattito. Mi aspettavo di trovare una sala con persone di varia origine. Invece trovai che la sala era popolata all'80% di cutresi. Intervenni, dissi che bisognava collaborare con i magistrati ed altre cose, continuai a dire quello che avevo sempre detto, notai un certo silenzio. A un certo punto intervenne Salvatore Scarpino in modo veramente aggressivo, lo ha riconosciuto anche Laura Caputo che aveva promosso l'iniziativa. E lui mi disse, in modo aggressivo e sgradevole... perché aveva questo contorno... e io mi sentii abbastanza sola, e nessuno mi difese... si alzò in piedi e disse: "Tu la devi smettere di dire che la processione di Cutro non è una cosa perbene. Tu devi venire a Cutro, tu ci danneggi". E poi fece tutta la sua storia, raccontò di suo padre... Una persona con la quale potevo avere avuto una certa comunanza, ma sentendolo parlare mi resi conto che di comunanza non ce n'era più da tempo. Sentii il linguaggio di chi accetta certe situazioni, trasforma in vittimismo quello che invece dovrebbe diventare una ribellione, di chi nega e dice "noi siamo onesti". Ma io lo penso. Ma se la 'ndrangheta ha potuto opprimere Cutro e poi si è trasferita al nord ci sarà un motivo e dobbiamo parlarne». L'ex presidente racconta anche di un episodio del 2004. Dopo un'operazione antidroga dichiarò ai giornali che i cutresi dovevano parlare. «La cosa risultò strana a qualcuno, tanto che fui aggredita verbalmente da alcuni che ritenevano di rappresentare la comunità calabrese, Salvatore Scarpino, Antonio Olivo, mi pare Girolamo Ielo. Mi si dissero: "Tu accusi i calabresi di disonestà"». Alla tesi - cara a molti imputati di Aemilia e abbracciata anche da altri cutresi - della presunta discriminazione dei cutresi, la presidente della Provincia risponde in modo categorico: «Siamo stati ingenui e anche troppo accoglienti. Dovevamo essere più rigidi e mettere argini, basta vittimismo. Nessuna comunità è stata rappresentata in consiglio comunale come i cutresi. Per Scarpino è stata fatta anche una deroga per il terzo mandato. Non mi sembra proprio che siano stati discriminati».