Nel giorno dei capi nessuno parla

REGGIO EMILIA«Presidente io non so niente e quindi mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Quando non si sanno le cose è inutile parlare». È questa la sintesi offerta ieri da Antonio Silipo, accusato di associazione mafiosa, considerato a totale disposizione di Nicolino Sarcone e di estorsione, oltre che di avere un ruolo di organizzatore dell'attività degli altri associati coinvolti, con la possibilità di tenere rapporto con esponenti della criminalità organizzata di matrice 'ndranghetistica lombardi e con altri di origine campana. Proprio Sarcone (condannato in primo grado a Bologna a 15 anni di reclusione), sentito poco prima in video collegamento dal carcere di Rebibbia, ha detto a sua volta di non voler rispondere. Maglia arancione, scarpe bianche, pantaloni scuri, anche per Sarcone sembrano essere passati gli anni rispetto all'arresto del 2015 a "Villa Mannaia", la sua casa di Bibbiano, centro degli affari che aveva insieme ai parenti. Proprio il fratello Gianluigi, 46 anni, pochi giorni fa durante il processo ha preso le distanze da Nicolino, arrivando più volte ad una commozione che sfiora il pianto rabbioso mentre elenca le manchevolezze del fratello. Anche Romolo Villirillo, considerato l'ex braccio operativo al nord di Nicolino Grande Aracri, si è avvalso della facoltà, lasciando inappagata la curiosità del pubblico presente ieri al processo. Considerato una sorta di traditore dagli investigatori - dopo un contenzioso in denaro con il boss - la sua caduta lasciò poi lo spazio necessario all'ascesa di Antonio Gualtieri. (e.l.t.)