L’ex assessore Notari farà le pulci al clan

di Enrico Lorenzo Tidona wREGGIO EMILIA Fino allo scorso novembre Francesco Notari era alle prese con il complesso bilancio del Comune di Reggio Emilia. Un assessore tra i pochi tecnicamente solido, commercialista e revisore dei conti di professione, nominato anche per questo in giunta al di là della fiducia politica accordatagli per tre anni dal sindaco Luca Vecchi. Uno, insomma, che di conti ne capisce, essendo tra i più affermati professionisti, presente sulla piazza reggiana ma distante dai tribunali. Poi ieri l'exploit: a tre mesi dall'uscita dalla giunta del comune capoluogo, Notari è comparso nell'aula del maxi processo Aemilia contro la 'ndrangheta. Ma non era un semplice spettatore. Il tribunale presieduto da Francesco Caruso, Cristina Beretti e Andrea Rat a latere, lo ha chiamato a sè e nominato assieme a un altro commercialista, Massimiliano Iori, quale perito della Corte nel processo. Ai due esperti contabili l'arduo compito di spulciare il giro d'affari plurimilionario creato con un vortice di fatture inesistenti dagli appartenenti all'associazione criminale che ha spolpato le casse dello Stato evadendo principalmente l'Iva e altre imposte per riempire così le loro tasche e quelle dei capoclan. La 'ndrangheta attiva in Emilia e la sua locale con base a Reggio, è specializzata infatti in triangolazioni finanziarie e all'emissione in quantità industriali di fatture per operazioni inesistenti o solo parzialmente vere. Le cifre in palio fanno tremare i polsi, perché dalle carte dell'inchiesta e per i capi di imputazione affidati all'esame dei due periti, le fatturazioni sotto la lente valgono decine di milioni di euro, coinvolgendo un numero altissimo di società e di incroci azionari. L'altro fattore di assoluta criticità è la mancanza ricorrente di riscontri documentali precisi o addirittura di bilanci interi, con attivi spariti nel nulla. Secondo la lunga lista di compiti letti ieri in aula dal presidente Caruso, i periti dovranno quindi cercar di rendere inconfutabile agli occhi del tribunale - così come delle parti - la ricostruzione sul vorticoso giro d'affari dentro e fuori il clan, che nella sola operazione Aemilia ha portato al sequestro di beni del valore nominale di circa 300 milioni di euro. Il nodo centrale, poi, è capire se in queste operazioni ci sia anche il reimpiego di capitali illeciti del boss, Nicolino Grande Aracri, oltre che dei suoi sodali. Il primo termine fissato per una presentazione del lavoro di ricostruzione da parte dei due periti è il 30 settembre 2017. Il giudice delegato alla perizia è Andrea Rat. Per Notari e Iori si tratta di uno dei compiti più delicati e decisivi nelle more del processo ordinario, che in primo grado vede ancora imputate oltre 140 persone. La mole di documenti è altrettanto ingente: parliamo di decine di migliaia di pagine dentro le quali scovare le pezze d'appoggio per poi andare allo "scontro" con i consulenti delle difese che saranno nominati a stretto giro.