«Noi, occhi e voci per chi non può assistere alle udienze»

REGGIO EMILIA Nel mirino dell'istanza presentata dagli imputati di Aemilia c'è anche la pagina Facebook sul processo aggiornata dalle volontarie dell'associazione antimafia Agende Rosse, che per gli imputati permetterebbe ai testi non presenti di sapere quanto accade in aula, distorcendo l'iter processuale. E sulla stessa pagina Facebook arriva puntuale la risposta. «Decidemmo di aprire questa pagina Facebook pochi giorni prima l'inizio del rito ordinario del processo Aemilia a Reggio. Non sapevamo nemmeno noi che utilizzo farne. Il nostro obiettivo era, inizialmente, raggruppare tutti gli articoli inerenti al processo a farli convogliare in questa pagina. Ma una volta entrate in aula, durante la prima udienza, capimmo che quel progetto non bastava. Dovevamo fare di più. Armate semplicemente di carta e penna, i primi giorni annotavamo tutto e riportavano sulla pagina, a grandi linee, ciò che avveniva in aula. Ma uno smartphone non bastava, ed iniziammo ad utilizzare un Tablet. Ma anche quello, a lungo andare, risultò uno strumento non adatto. Non bastava entrare dentro quell'aula, sedersi, ed ascoltare ciò che veniva detto. Dovevamo fare di più, ancora una volta. Ed allora iniziammo a studiare». E ancora: «Capendo che neppure Facebook bastava più abbiamo scelto di essere presenti anche fuori dai social aprendo un sito, dando la possibilità di leggere il resoconto delle udienze anche a chi non è sui social. Ci siamo tramutate in occhi e voci per chi non poteva assistere alle udienze. E lo abbiamo fatto con onestà intellettuale e con responsabilità. Lo abbiamo fatto per quell'articolo 21 previsto dalla nostra meravigliosa Costituzione. Lo abbiamo fatto perché il nostro è un paese democratico. Ed è proprio questa democrazia che ci permette di essere dentro quell'aula di Tribunale. Ed è sempre questa stessa democrazia che non solo permette a voi, imputati, di essere sottoposti a un giudizio imparziale, ma vi fornisce anche tutti gli strumenti per dimostrare la vostra innocenza, da voi tante volte ribadita. La nostra priorità è il processo e se la Corte riterrà la nostra presenza non dannosa per la buona riuscita di esso, noi continueremo ad entrare dentro quell'aula di Tribunale, aprire quel computer, e fare semplicemente il nostro dovere da cittadine: scrivere».