Aula a porte chiuse I giudici decidono

REGGIO EMILIA Porte chiuse ai giornalisti nelle udienze del processo Aemilia: l'hanno chiesto martedì, in apertura di udienza, gli imputati, che accusano i media locali di aver messo in atto un «linciaggio mediatico» nei loro confronti, distorcendo le notizie. E a questa inattesa ma per certi versi anche ruvida istanza – letta due giorni fa da Sergio Bolognino a nome degli altri imputati – questa mattina darà una risposta la Corte, tramite il presidente Francesco Caruso. Una decisione attesa anche in procura a Reggio, dove il procuratore capo Giorgio Grandinetti è prudente ma risoluto: «Aspetto di conoscere la decisione della Corte ma anche di avere il testo dell'istanza. A quel punto valuterò se vi siano iniziative di mia competenza e quali assumere». Nel testo letto per alcuni minuti si afferma che «ogni articolo pubblicato (nel mirino degli imputati i resoconti della Gazzetta e di Telereggio) è sempre in chiave accusatoria anche quando esame e contro-esame hanno dato un quadro diverso», e anche le scolaresche le associazioni che partecipano al processo lo fanno «solo per ascoltare la parte accusatoria e vanno via quando c'è il contro-esame». Aggredita anche la pagina di Facebook curata dall'associazione Agende Rosse dove le vicende giudiziarie sarebbero riportate «sempre e comunque in chiave accusatoria». Inoltre, lamentano gli imputati, «i pentiti che non dovrebbero conoscere leggono su Facebook quello che viene detto. il processo penale è una cosa seria. Abbiamo sempre chiesto celerità, ma allo stato attuale noi e le nostre famiglie siamo additate ogni giorno come colpevoli. C'è gente innocente totalmente e chi è colpevole, ma non per questo fa parte di una cosca». Infine l'appello degli imputati, «chiediamo di chiudere le porte del processo e che il tribunale acquisisca e verifichi gli articoli del giorno dopo il dibattimento e che prenda dei provvedimenti». Il pubblico ministero Marco Mescolini, rimettendosi alla decisione della Corte, si è già espresso martedì e ritiene che non ci siano «gli estremi legali» per le porte chiuse: «Chiudere le porte alla stampa è un fatto diverso di un processo a porte chiuse», ha rimarcato. Oggi l'atteso verdetto.(t.s.)