Le meraviglie della “fotografia animata”

di Martina Riccò wREGGIO EMILIA Prosegue la nostra "tappa di avvicinamento" alla XV edizione di Reggio Film Festival in programma dal 3 al 14 novembre. E lo facciamo con un altro articolo dedicato alla storia del cinema a Reggio Emilia a cavallo tra '800 e '900. Parigi, 28 dicembre del 1895. Nel Salon Indien del Grand Café – una sorta di scantinato affacciato sul Boulevard des Capucines – i padri del cinema, August Marie e Louis Jean Lumière presentano ai parigini il futuro, proiettando una sequenza di fotografie. A Reggio il cinema arriva un anno dopo, ma è il Cinematografo Edison, e non quello dei fratelli Lumière, a portare per primo uno spettacolo nella nostra città. È l'ottobre del 1896. «Per poche sere – si legge in un articolo del quotidiano locale L'Italia Centrale – avremo nella sala superiore del Politeama Ariosto una delle ultime novità della scienza, il Cinematografo Edison, cioè la fotografia animata». E per spiegarsi meglio il proprietario dell'apparecchio tappezzò la città con questo manifestino: «Il Cinematografo Edison riproduce fedelmente e in grandezza naturale tutte le scene della vita reale nei suoi più piccoli dettagli. Queste scene vengono proiettate sopra una tela, e quindi rese visibili a tutta una assemblea di spettatori. Le scene animate sono fotografate su di una striscia di cellulosa che si svolge verticalmente su due cilindri, muniti di un fortissimo obbiettivo successivamente aperto o chiuso, mentre la striscia chiamata filvus si ferma e continua a svolgersi. Ciascuna striscia è della lunghezza di 18 metri circa e larga 3 centimetri. Conta quindi 2.700 fotografie le quali passano colla velocità di 45 ogni minuto secondo». Pura fantascienza, allora. Sempre da un articolo pubblicato su L'Italia Centrale scopriamo i primi spettacoli proiettati a Reggio: «Una sfida di lotta; Boulevard des Italiens (Paris); Partita a tresette; Quadrille au casine de Paris; Chi la fa l'aspetti; Arrivo del treno; Danza serpentina (colorata)». Le emozioni, tuttavia, non mancano: «L'arrivo del treno – scrive un giornalista dell'epoca – dà quel senso di vertigini che produce un treno che più s'avvicina e s'ingrandisce, pare aumenti di velocità. Poi il correre dei guardiani, l'aprirsi degli sportelli, lo smontare e il salire negli scompartimenti e tante gaie scenette riprodotte fase per fase». Ma non è solo la Parigi dei Lumière a occupare le sale: il 24 novembre 1896 anche la nostra città diventa protagonista di uno spettacolo con "Via dell'Arcivescovado innondata" di Giuseppe Filippi. Il secondo film su Reggio, "RE fotografata", è realizzato dai Pettini di Milano, sarà presentato sempre al Politeama Ariosto nel 1906. Sono giorni di grande fermento, i giornali non fanno che parlare di quelle «fotografie» così naturali da strappare applausi scroscianti a ogni riproduzione, e la gente accorre sempre più numerosa nelle sale di proiezione per assistere al "miracolo" del cinema. Le strutture mobili e i teatri che inizialmente avevano accolto gli spettacoli, così, non bastano più. Il teatro Croppi, sorto in via Emilia San Pietro sulle rovine di un'antica chiesa,, decide di abbandonare lirica e prosa per dedicarsi solo alla nuova arte: diventa cinema Croppi, poi Manzoni, poi Odeon e infine Alexander (sì, proprio il cinema Alexander chiuso una decina di anni fa e ora destinato ad accogliere un supermercato della linea Pam). Da quel momento, in città è un fiorire di sale fisse attrezzate: il 28 marzo del 1907 in via Emilia San Pietro 39 viene inaugurato lo Splendor, che cambia quasi subito nome in Iris. Del 1908 è il Centrale in via San Nicolò, nel 1909 apre i battenti il Moderno di Enrico Cusi in piazzetta Navona. Nello stesso anno viene inaugurato, nella restaurata Casa Vivi in via Cavallotti, il Radium. La cinefilia reggiana porta, nel 1910, ad aprire anche il primo cinema all'aperto: si tratta dell'Ideal, nell'attuale via dei Mille. Nel 1914 nasce il cinema Boiardo, sotto l'isolato san Rocco. Nel 1921 un nuovo cinema all'aperto, lo Chalet Bottazzi, più conosciuto come Diana, attrezzato anche per caffè, concerti e cabaret; e poi il De Amicis, l'attuale Al Corso. Nel 1926 in via Emilia San Pietro viene inaugurato il D'Alberto: 1.550 posti a sedere, tre sale d'aspetto, tre vie d'uscita e apparecchiature che permettevano un'ottima acustica. Dopo la seconda guerra mondiale si aggiunge l'Ambra, mentre il San Rocco si trasferisce e cambia il suo nome in Eliseo.