Pagliani si defilò al momento giusto

REGGIO EMILIA Non c'è concorso esterno perché non esiste alcuna prova del presunto contribuito da parte di Giuseppe Pagliani a beneficio del clan. L'avvocato reggiano ed esponente del Pdl è uscito totalmente pulito dal processo Aemilia. Il concorso esterno in associazione mafiosa, infatti, è un reato pesante ma alquanto labile, che ha bisogno di prove sostanziali. Pagliani, pur essendo stato avvicinato nel 2012 da esponenti della cosca del calibro di Nicolino Sarcone - che lo voleva "usare" come canale pubblico per contrastare i provvedimenti antimafia dell'allora prefetto Antonella De Miro - non ha portato a termine quanto chiesto inizialmente dal clan. Ha prestato, scrive il giudice Francesca Zavaglia, «l'iniziale piena e consapevole adesione al progetto propostogli da Nicolino Sarcone, salvo poi defilarsi, forse anche impaurirsi, al verificarsi di una inaspettata evoluzione degli eventi, anche questi, invece, abilmente sfruttati a proprio favore da parte dell'associazione». Al termine dell'ormai famosa cena dei sospetti, durante la quale furono raccolti al ristorante Antichi Sapori di Pasquale Brescia (imputato di Aemilia) decine di imprenditori cutresi, «Pagliani commentava con la fidanzata quanto accaduto in serata, non trattenendo un fanciullesco entusiasmo per quanto gli si era offerto sul piatto di estremamente appetitoso». Un giudizio tranchant, quest'ultimo, emesso dal giudice che poi, come detto, ha assolto Pagliani. Per lui, infatti, sembrava evidente l'interesse politico per l'avvicinamento da parte di alcuni imprenditori, dei quali non sembrava conoscere il reale profilo sul fronte criminale. «Anzi - scrive Zavaglia - smorzava i dubbi dei suoi interlocutori pur avendo, a differenza di tutti gli altri, partecipato anche all'incontro tenutosi presso l'ufficio di Sarcone». La convinzione, fuori dall'aula, è che il consigliere di minoranza del Pdl, avrebbe potuto fare poco a livello concreto per accontentare eventualmente le rivalse portategli direttamente anche da Alfonso Paolini, che insieme ai sodali voleva depotenziare l'azione antimafia sfociata poi nell'inchiesta e nel processo Aemilia. (e.l.t.)