Cosa nostra, infiltrazioni anche a Reggio

REGGIO EMILIA Il tessuto socio-economico di Reggio sta attirando anche i loschi "appetiti" della mafia siciliana. La rivelazione – non indifferente – arriva dal rapporto del secondo semestre 2015 presentato dalla Dia (Direzione investigativa antimafia) che, relativamente al Reggiano, associa alla forte presenza della cosca Grande Aracri (entrata da tempo nei vari filoni dell'operazione Aemilia, tutt'altro che conclusa da quanto "trapela" da ambienti investigativi ) anche l'operatività sotto traccia di Cosa nostra e specificatamente di esponenti della famiglia Provenzano di Palermo. COSA NOSTRA. Mafia sicula che si muove con modalità diverse. Si parte dal «traffico di stupefacenti che rappresenta – rimarca la Dia – il principale ambito criminale sul territorio emiliano». Gli spunti investigativi tratti un'operazione specifica ("Triglie rosse") portano a dire gli esperti dell'Antimafia che l'Emilia è percorsa da corrieri e trafficanti di cocaina ed eroina che portano carichi di droga dalla Sicilia e che smerciano direttamente nelle nostre zone. Traffici che si appoggiano anche alla presenza di malavitosi albanesi. Ma non vi sarebbe solo il business del narcotraffico, in quanto «il modus operandi di Cosa nostra fuori dall'area d'origine – si legge nel rapporto della Dia – oscilla tra condotte predatorie, per lo più indirizzate nei confronti di corregionali, e l'affarismo cui ricorre per infiltrare la locale realtà economico-amministrativa e rendere produttive le proprie attività lecite e illecite. Come emerge anche da studi di settore, il primo contatto con il territorio di esponenti della criminalità organizzata si concretizza in atteggiamenti di tipo estorsivo, con i tipi reati spia (danneggiamenti ed intimidazioni più o meno evidenti), funzionali ad affermare la propria identità nella comunità ove si insedia od opera, con forte autonomia rispetto alle consorterie di appartenenza». CAMORRA. Più sfumata, relativamente ad indagini su Reggio, la presenza camorristica, anche se la Dia scrive esplicitamente che nella nostra provincia operino soggetti legati al clan dei Casalesi. Sarebbero stati attivi nella ricostruzione post terremoto del 2012 , muovendosi per cercare «un approccio non più ancorato al predominio militare del territorio, ma volto alla corruttela e alla ricerca di connivenze». 'NDRANGHETA. Sulle ramificazioni calabresi – non solo su Reggio, ma prendendo in considerazione tutta l'Emilia – l'Antimafia rimarca come «le proiezioni 'ndranghetiste sono espressione innanzitutto della cosca Grande Aracri di Cutro, che risulta essersi perfettamente integrata nel tessuto socio-economico del territorio, interessando relazioni con gli apparati politici ed imprenditoriali locali». Parole che hanno trovato un concreto seguito nel maxi processo Aemilia, già conclusosi relativamente ai riti alternativi chiesti in udienza preliminare a Bologna, con numerose condanne. Mentre a Reggio deve ancora entrare nel vivo il dibattimento con ben 147 imputati. (t.s.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA