«Il sindaco non era l’unico obiettivo»

di Tiziano Soresina wREGGIO EMILIA Nel pozzo investigativo senza fine di Aemilia – culminato nell'ennesima inchiesta chiusa dai pm antimafia Marco Mescolini e Beatrice Ronchi – c'è ora al centro l'inquietante lettera indirizzata al sindaco Luca Vecchi. Come ricostruito nel capo d'imputazione, il 29 gennaio scorso l'imprenditore cutrese 49enne Pasquale Brescia consegna in carcere la missiva al suo legale (l'avvocato 30enne Luigi Antonio Comberiati) che a sua volta la porterà il primo febbraio alla redazione reggiana del Carlino (due giorni prima però ne aveva anticipato il contenuto via mail) per farla pubblicare integralmente. Entrambi sono ora accusati di concorso in minacce aggravate dal metodo mafioso, con l'avvocato Comberiati che ha «del tutto travalicato il mandato difensivo assunto, ben conoscendo il contenuto intimidatorio della missiva e così condividendolo». I due magistrati della Dda di Bologna entrano – sempre nel capo d'imputazione – fra le pieghe di quella lettera, rimarcando come nei confronti del sindaco di Reggio «poneva in essere una grave e larvata minaccia, anche evocando (Brescia, ndr) la sua propria appartenenza ad un gruppo di cutresi "discriminati" e "criminalizzati", con ciò riferendosi non certo ai soggetti originari di Cutro emigrati a Reggio Emilia, ma piuttosto ai soggetti colpiti da ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione di stampo mafioso ed attualmente processati per l'appartenenza al sodalizio 'ndranghetistico». I due magistrati inquirenti si soffermano poi su un particolare, cioè l'aver indicato nella lettera "prima puntata". «Lasciando così intendere – puntualizzano i due pm – che sarebbero seguite ulteriori lettere di analogo contenuto, nonché menzionando in premessa non solo il sindaco Luca Vecchi, ma anche "tutti i suoi alleati", facendo intendere che altri politici sarebbero stati in futuro obiettivi di lettere di analogo contenuto». Brescia scrive di essere in possesso di una serie di informazioni riguardanti la moglie cutrese del sindaco (la dirigente comunale Maria Sergio, prima a Reggio ed ora a Modena) ed i suoi congiunti. «In particolare nella lettera – viene sottolineato nel capo d'imputazione – profittando della diffusione della notizia riguardante il sindaco, la cui moglie avrebbe acquistato nel 2012 la casa di abitazione della società M&F General Serice srl di Francesco Macrì, imputato nel processo Aemilia quale prestanome di alcuni esponenti di rilievo del sodalizio mafioso, invitava espressamente Vecchi a dimettersi, chidendo che tale azione il sindaco avrebbe dovuto compiere non per aver intrattenuto rapporti commerciali con un soggetto contiguo alla 'ndrangheta, ma quale "segno di solidarietà verso tutti i discriminati cutresi". In tal modo, ponendo in essere una condotta minacciosa ai danni del sindaco, trasmettendo allo stesso il chiaro messaggio di non essere una persona gradita al gruppo 'ndranghetistico, situazione cui Vecchi avrebbe dovuto far fronte o con le dimissioni dalla carica di sindaco o con una manifestazione di pubblica solidarietà verso il gruppo stesso».