Sciopero, Caruso bacchetta gli avvocati

REGGIO EMILIA «Io vedo l'aula vuota, e siccome i diritti di difesa sono diritti di difesa, non devono servire solo per le astensioni. Abbiamo 147 imputati e vedo solo una decina di avvocati in aula...». Francesco Caruso, che presiede il collegio giudicante del maxi processo Aemilia contro la 'ndrangheta, ha bacchettato nel tardo pomeriggio di giovedì gli avvocati difensori. «Siccome poi si fanno le astensioni per il diritto di difesa vorrei che fosse una cosa sempre garantita» ha sottolineato il presidente Caruso a proposito dello sciopero indetto dalla Camera penale per il 13 e 14 luglio (cioè in coincidenza delle prosime due udienze di Aemilia) per protestare contro la situazione del tribunale di sorveglianza di Bologna. Gli avvocati lamentano in particolare le criticità organizzative degli uffici che comportano – a loro dire – ritardi nelle iscrizioni e decisioni su reclami ed istanze, tali da «menomare gravemente» i diritti della difesa dei soggetti coinvolti. Caruso ha proposto di tenere comunque le udienze, dedicandone una parte alla discussione pubblica dei temi oggetto della protesta. Gli imputati si sono però espressi – attraverso un loro portavoce – affinchè i loro difensori aderiscano allo sciopero. E non si fa nemmeno attendere la replica della Camera penale: «Tutti gli imputati detenuti, dimostrando di comprendere l'alto valore della nostra protesta, hanno, per la prima volta, "acconsentito" all'astensione degli avvocati. Comprendo – rimarca il presidente provinciale Noris Bucchi – che ciò possa aver infastidito il presidente che avrebbe desiderato il contrario. Tuttavia, credo che ciò non giustifichi le parole che, mi si dice, siano state pronunciate. Senza alcuna polemica e con il dovuto rispetto, dico in primis che le Camere penali da sempre si battono (anche con l'astensione) per far valere la ragionevole durata del processo (di tutti i processi) e il diritto di difesa. Affermare che il diritto di difesa è un mero "pretesto" per promuovere astensioni è gravemente lesivo del ruolo e della funzione della nostra associazione e di tutta l'avvocatura penale. In seconda battuta il diritto di difesa non si misura col numero di avvocati presenti in udienza. Esso può essere garantito più efficacemente – conclude – da pochi ma coraggiosi e capaci avvocati (che magari sostituiscono i colleghi) che da molti difensori che si limitino a presenziare passivamente».(t.s.)