Va agli arresti domiciliari Sottraeva beni sequestrati

MONTECCHIO I genitori sono finiti in cella nell'operazione Aemilia e i figli si sono dati da fare per aggirare gli effetti del sequestro dei beni da parte dell'autorità giudiziaria. Per questo ieri mattina Antonio Vertinelli, residente a Montecchio è finito ai domiciliari. Il 31enne, imputato nel processo Aemilia, è figlio di Giuseppe Vertinelli, arrestato a seguito del blitz del gennaio 2015. Contestualmente i carabinieri del Ros di Roma e del comando provinciale di Reggio hanno perquisito e notificato un avviso di garanzia ai fratelli Giuseppe e Antonio Vertinelli, rispettivamente di 30 e 26 anni, figli di Palmo, anche lui detenuto. Anche il 30enne Giuseppe è imputato nel processo Aemilia. Nell'ordinanza con la quale il gip Antonio Ziroldi ha motivato l'applicazione delle misure cautelari, si legge che il 31enne Antonio Vertinelli, come sostenuto dai pm della Dda Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, «ha posto in essere una deliberata attività di spoliazione della Touch srl di via Galilei a Montecchio sia prima dell'esecuzione dei sequestri, in sostanziale coincidenza con l'esecuzione delle catture di Giuseppe e Palmo Vertinelli, che in un momento successivo, nella piena consapevolezza dell'intervento dell'amministrazione giudiziaria». Nel giugno 2015, mesi dopo il blitz Aemilia, il giovane ha incassato quasi 11 mila euro come pagamento di una fattura emessa dalla Touch di Montecchio «poi facendo sparire tale somma di denaro mediante successivi prelievi». Sempre lui ha incassato un bonifico di mille euro da parte dell'Agenzia regionale della Calabria per le erogazioni in agricoltura a favore della ditta agricola di cui è intestatario (in modo fittizio per gli inquirenti). Il 31enne, in concorso con Giuseppe e il 26enne Antonio Vertinelli, ha inoltre riscosso l'affitto da alcuni degli otto appartamenti del complesso immobiliare di strada Calerno a Montecchio, posto sotto sequestro e riconducibile a Palmo Vertinelli. Secondo i pm della Dda i tre avrebbero posto in essere condotte elusive «in costanza di amministrazione giudiziaria di beni sequestrati», con l'aggravante di aver agevolato l'organizzazione di matrice 'ndranghetista, attiva sul territorio emiliano e collegata alla cosca Grande Aracri di Cutro. Gli inquirenti sottolineano come i tre indagati siano figli di esponenti di rilievo della struttura 'ndranghetista operante in Emilia «nel ruolo di imprenditori stabilmente a disposizione della consorteria anche attraverso la partecipazione ad investimenti e affari, anche di natura illecita, secondo quel carattere di imprenditorialità tipico dell'organizzazione mafiosa emiliana». I tre giovani erano perfettamente a conoscenza dei sequestri di prevenzione e penali ma nonostante questo hanno «reiteratamente agito per sottrarre somme di denaro all'amministrazione giudiziaria». Secondo gli inquirenti il 31enne Antonio Vertinelli e in misura minore gli altri due indagati hanno concorso a creare una rete di protezione degli interessi dei genitori sia per prevenire i sequestri che per mitigarne gli effetti. Il giudice ha negato l'applicazione della misura cautelare per i due fratelli (che era stata richiesta dalla Dda), pur ritenendo sussistenti gli indizi nei loro confronti. (j.d.p.)