«L’imputato Brescia sparò a un calciatore»

di Jacopo Della Porta wREGGIO EMILIA Nel settembre 2007 Pasquale Brescia sparò con una carabina ad aria compressa dalla finestra della sua abitazione, a Reggio, contro un campo da calcio e i pallini ferirono a una coscia un calciatore di una squadra di Terza categoria. Calciatore, che rimediò una prognosi di 5 giorni, sul quale poi fece pressioni affinché non facesse denuncia. Lo ha raccontato ieri il luogotenente Camillo Calì, del Nucleo Investigativo di Piacenza, nel corso del processo Aemilia, dove si è parlato a lungo dell'imprenditore edile, noto anche per la lettera inviata lo scorso febbraio al sindaco di Reggio Luca Vecchi. Di fronte a questa rivelazione il presidente del tribunale Francesco Caruso ha chiesto a Calì quale fossero state le conseguenze del ferimento del calciatore e il testimone ha detto che a quanto gli risulta non ce ne furono, tanto che nel 2012 Brescia era ancora in possesso del porto d'armi quando la prefettura glielo tolse dopo la famosa cena di Villa Gaida nel suo ristorante "Antichi Sapori", luogo frequentato da politici, presunti affiliati ed alcuni esponenti delle forze dell'ordine. In realtà il porto d'armi venne tolto a Brescia su richiesta dei carabinieri, ma poi dopo un paio di anni ne tornò in possesso. La denuncia per il ferimento del giocatore non risulta sia sfociata in una sentenza, dato che Brescia ha solo un precedente per ricettazione risalente al 2002. AMICO DEL BOSS. Nell'udienza di ieri l'imprenditore è stato descritto come una persona perfettamente a conoscenza di tutte le dinamiche del gruppo criminale sgominato dall'inchiesta Aemilia, soprattutto grazie al rapporto costante con Alfonso Paolini. Pasquale Brescia era talmente inserito da fare visita al boss Nicolino Grande Aracri a Cutro nel 2011. Una circostanza che gli inquirenti hanno dedotto dal contenuto di alcune telefonate e dalla posizione del suo cellulare. L'EX QUESTORE. Quando è scattata l'operazione Aemilia a Brescia è stato sequestrato materiale di varia natura (tra cui una locandina di una cena del Natale 2011 del Pdl nel suo locale e un manoscritto dell'associazione degli imprenditori cutresi Aier). Le sue agende telefoniche testimoniano non solo dei rapporti con molti degli indagati vicini al clan Grande Aracri, ma anche con appartenenti alle forze dell'ordine. Come noto l'impresa di Brescia ha svolto dei lavori di ristrutturazione nella sede della polizia a Reggio e nella disponibilità dell'imprenditore è stata trovata una busta gialla, con timbro della questura, con alcune foto che lo ritraggono a un buffet, pare nell'ufficio della squadra mobile, in compagnia di Domenico Mesiano (condannato con rito abbreviato a Bologna a 8 anni e 6 mesi) e anche con l'ex questore di Reggio e Parma Gennaro Gallo, di cui aveva anche il cellulare nelle sue agende. Di Gallo, che Brescia ha chiamato in aula come testimone, si è parlato anche per i rapporti che aveva con l'imputato, Alfonso Paolini. Quest'ultimo svolgeva il servizio di custodia nel cantiere del centro commerciale Le Vele di San Prospero di Parma. Quando i carabinieri fecero un controllo ed emersero dei problemi a carico di Paolini, che non era in regola, il calabrese telefonò a Gallo (già in pensione) che il giorno seguente si recò sul cantiere per incontrarlo (era il marzo 2012). Il centro Le Vele è stato citato più volte dal luogotenente Calì, che ha riferito che Paolini e Brescia si erano interessati di una sala giochi che doveva sorgere all'interno della struttura. I due calabresi chiesero a Mesiano di attivarsi per impedire che la licenza per gestire la sala giochi fosse concessa ad alcuni soggetti, al fine di agevolare le mire che Sarcone e Diletto avevano su questa attività. L'INTRECCIO. L'intreccio tra alcuni degli odierni imputati e uomini della questura emerge anche dal fatto che nel cantiere di Parma lavoravano in subappalto le ditte della moglie di un poliziotto in servizio a Reggio, Agatino Catalano, che dalle intercettazioni telefoniche risulta avere seguito in prima persona alcuni aspetti legati ai lavori edili (a carico di queste aziende non è stato in ogni caso mosso alcun rilievo). Nel corso dell'imponente attività investigativa che ha portato al blitz Aemilia, gli investigatori hanno fin da subito scoperto come le persone sotto indagine avessero relazioni strette con alcuni esponenti della questura, dei carabinieri e impiegati della prefettura. Il luogotenente Calì ha ricordato come alcuni uomini in divisa si siano attivati in varie occasioni per il rilascio del passaporto o del porto d'armi per degli imputati e come si siano prestati a svolgere interrogazioni nelle banche dati per loro conto. L'appuntato Domenico Salpietro, è stato detto, si è persino occupato di portare la Maserati di Antonio Gualtieri, senza assicurazione, a fare il tagliando a Modena e quando il calabrese non era a Reggio consegnava le chiavi della sua villa di Rivalta al militare, che poi vi si recava per accertarsi che fosse tutto in ordine. IL GENERALE. Sempre ieri è stato rivelato che nel 2010 un generale dei carabinieri in pensione di Bologna, Bruno Conforti, si recò a cena con Nicolino Sarcone, Alfonso Paolini e Diletto in un ristorante di Reggio, per motivi che non sono noti. In un primo momento il luogo della cena doveva essere gli Antichi Sapori di Brescia, ma poi all'ultimo si decise di andare in un altro locale.