Il maxi processo Aemilia a un bivio

di Tiziano Soresina wREGGIO EMILIA Alla luce della pressoché scontata promozione di Francesco Caruso a presidente del tribunale di Bologna – quando la Commissione incarichi direttivi del Consiglio superiore della magistratura (Csm) si esprime in maniera unanime per un nome (come in questo caso) solitamente il Plenum ratifica l'assegnazione, dopo un parere del ministro della Giustizia – cosa ne sarà del maxi processo Aemilia in corso nell'aula bunker del nostro tribunale? La domanda è più che lecita, visto che Caruso presiede la Corte (i giudici a latere sono Cristina Beretti ed Andrea Rat) e potrebbe anche lasciare quell'incarico. Due gli scenari possibili, partendo da un dato di base: realisticamente la nomina di Caruso al vertice del tribunale di Bologna dovrebbe concretizzarsi non in poco tempo e solo dopo l'estate si dovrebbe concludere il passaggio. Il che significa che perlomeno le prossime 14 udienze di Aemilia programmate sino al 21 luglio dovrebbero tenersi regolarmente. PRIMO SCENARIO. Se poi da qui al 21 luglio oltre alla nomina felsinea da parte del Csm, il presidente della Corte d'appello di Bologna aggiungesse anche il "sì" al mantenimento per Caruso del ruolo di presidente del collegio giudicante di Aemilia (tecnicamente si tratta di una "applicazione") ecco che il processo contro la cosca ndranghetista Grande Aracri continuerebbe senza sussulti nel solco già tracciato. Questa prospettiva coincide pure con la volontà dello stesso Caruso, come ha già anticipato mercoledì a colleghi e collaboratori. SECONDO SCENARIO. Un doppio incarico che Caruso ha già affrontato nei primi tempi dell'insediamento a Reggio, quando completò a Ferrara il processo sul crac della Coopcostruttori. Ma non è una "applicazione" scontata, perché a Bologna il posto da presidente è vacante da tempo (dalla fine del 2015) e si tratta di una struttura giudiziaria ben più complessa di quella di Reggio. Quindi se arrivasse un "no" al ruolo da applicato, la Corte dovrebbe a quel punto cambiare assetto: il giudice Cristina Beretti (con più anzianità di servizio ed esperienza) potrebbe diventare il presidente, con l'ingresso di un nuovo giudice (Dario De Luca?) a completare con Rat il collegio giudicante. Ma questo "rimescolamento" potrebbe avere delle ripercussioni sui tempi del processo, in quanto occorre – per legge – l'assenso dei difensori degli imputati sull'assunzione delle prove sino a quel momento raccolte in udienza (leggi i testimoni sentiti). Nel caso questo assenso non arrivi, il processo dovrebbe ripartire dal primo testimone (le eccezioni preliminari restano invece agli atti).