Il partito respinge “l’invito” «Piena solidarietà a Salvatore»

REGGIO EMILIA Il Partito Democratico non si scompone e fa quadrato per respingere il fuoco amico. Alle richieste di dimissioni per Salvatore Scarpino chieste da Enrico Bini e agli affondi di Claudio Fava, si oppongono il segretario cittadino del Pd Mauro Vicini e soprattutto Andrea Capelli, capogruppo dei democratici in consiglio comunale, uomo che tiene le fila degli esponenti presenti in Sala del Tricolore. «Speriamo che a nessun cittadino capiti di essere indagato nel 2002, non essere mai stato interrogato, non aver mai ricevuto un avviso di garanzia ed aver saputo informalmente della chiusura delle indagini solo nel 2014 senza alcun atto formale, ed essere colpevolizzato 14 anni dopo per l'intervenuta prescrizione di un reato» è l'offensiva diretta a Bini messa nero su bianco dai due politici reggiani. «Stupisce invece che un importante amministratore pubblico del Partito Democratico "non abbia dubbi" e solo dopo che è uscita la notizia che la prescrizione abbia "salvato" dalle accuse Scarpino inviti il Pd a chiedere "le dimissioni di Salvatore Scarpino"». I toni sono quindi perentori e suonano come una scomunica politica che ieri ha fatto discutere, dividendo non poco gli animi dentro e fuori il partito di maggioranza. «Non riteniamo pertanto giustificata la richiesta, anzi esprimiamo solidarietà a Salvatore Scarpino per i continui attacchi discriminatori che in questi mesi ha subito e immaginiamo che questa infelice uscita possa essere motivata dalla scarsità di altri elementi e dalla difficoltà ad individuare le necessarie azioni per combattere, insieme, la criminalità». Ad andare contro Bini e Fava dopo l'incontro di Bagnolo è anche Giuseppe Pagliani: «A seguito delle dichiarazioni di Bini all'incontro svoltosi a Bagnolo in Piano, che fu tra i primi ad esprimermi, dopo l'ordinanza del Riesame, solidarietà per il vergognoso caso di ingiustizia subita, ci tengo a chiarire che nessuna delle persone con precedenti penali presente alla cena era da me conosciuta. Emerge da tutte le testimonianze che venni a sapere solo in seguito della presenza di un personaggio già sotto processo per reati associativi, ma senza aver al tempo subito nessuna condanna». (e.l.t.)