Aemilia, i due pentiti spingono altre indagini

di Tiziano Soresina wREGGIO EMILIA Il maxiprocesso di 'ndrangheta Aemilia – con 147 imputati e un plotone di ben 1.300 testimoni – rimane a Reggio con la stessa Corte e per il momento i due pm antimafia (Marco Mescolini e Beatrice Ronchi) non intendono chiedere la testimonianza dei pentiti Giuseppe Giglio e Paolo Signifredi. Quest'ultima "mossa" dell'accusa fa scattare dalle gabbie dei detenuti un sonoro »Vogliamo sentirlo Giglio, è un falso!». Ma al di là dell'urlo rabbioso di sfida degli imputati, questa non-richiesta ha colto di sorpresa un po' tutti. Il pm Ronchi ha solo detto che si riserva di richiedere queste testimonianze come attività integrativa, lasciando intendere che sono in corso fior di accertamenti ed ulteriori indagini su queste "rivelazioni". Giglio sta parlando a raffica sulla cosca Grande Aracri, sui rapporti con la politica, sugli appalti pubblici, sul sistema delle false fatturazioni. Signifredi vuota il sacco sulle attività della cosca nel Mantovano e non solo, da qui la decisione del pm nel parallelo processo di mafia Kyterion a Crotone di depositare gli atti relativi alle prime confessioni. A Reggio, comunque, i due pentiti potrebbero entrare in scena più avanti se dalle loro confessioni emergeranno fatti nuovi e i due pm ne faranno richiesta (a patto che la Corte accolga questa mossa), oppure se le loro dichiarazioni si rendano indispensabili nell'economia del processo. Comunque sia, l'avvocatessa Carmen Pisanello (difensore di Michele Bolognino, considerato dalla Dda uno dei boss della cosca) ha chiesto (e poi ottenuto) che Giglio venga sentito per valutare la posizione del proprio assistito. GIUDICI IN SELLA. Sulla questione dell'incompatibilità della Corte, i due pm antimafia non solo l'hanno sollevata – pur non chiedendone la ricusazione – nella scorsa udienza, ma sabato hanno anche depositato una memoria sullo spinoso tema per sgombrare rischi futuri di strategie difensive sul fatto che i tre giudici (il presidente Francesco Caruso, Cristina Beretti ed Andrea Rat) si sono in precedenza occupati di due maxi misure di prevenzione (i sequestri di beni milionari ai Vertinelli e ai Sarcone) in cui si parla dell'associazione mafiosa. Ebbene, ieri la Corte non ha tenuto conto di questa memoria («E' stata depositata dopo l'udienza») che l'invitava ad esprimersi e, glissando sul tema, ha implicitamente ritenuto che non vi siano problemi d'incompatibilità. ESCLUSE 2 PARTI CIVILI. A tamburo battente le altre decisioni della Corte. Respinte le eccezioni di incompetenza territoriale avanzate dalle difese che ritengono la cosca emiliana al centro dell'accusa della Dda dipendente dalla casa madre di Cutro (Crotone) e quindi senza autonomia decisionale. Insomma, il maxi processo non trasloca in Calabria. Poi l'esclusione di solo due delle 43 richieste di costituzione di parte civile: per i giudici troppo generiche le motivazioni avanzate dalla Fondazione Caponnetto e Interesse Uomo onlus. Chiuso il capitolo-eccezioni preliminari, è stato aperto alle 11.30 il dibattimento e sino al tardo pomeriggio si è snodata la "processione" delle liste-testimoni da parte di pm, parti civili e difensori. Intorno alle 19, dopo un'ora di camera di consiglio, i tre giudici hanno dato un altro scossone. A parte qualche esclusione, restano i 1.300 testi richiesti, non escludendo però "tagli" nel corso del procedimento nel caso di prove comuni o superflue. Sarà una sfilata di boss, di funzionari, di servitori dello Stato (fra cui spicca il prefetto Antonella De Miro e il questore Domenico Savi, entrambi non più a Reggio) e di politici (il ministro Graziano Delrio, il senatore Carlo Giovanardi ed anche il consigliere comunale forzista Giuseppe Pagliani chiamato come teste a discarico da Pasquale Brescia). Secco "no", invece, sulle richieste di sentire i ministri Angelino Alfano e Andrea Orlando («Si tratta di approfondimenti politico-mediatici senza connessioni con il processo»). Accolta la richiesta delle difese di trascrivere la montagna di intercettazioni che innervano l'inchiesta: il lavoro del perito partirà l'11 maggio. Domani in aula i primi testimoni dell'accusa: sette finanzieri e due funzionari dell'Agenzia delle Entrate. Si marcia spediti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA