Bossetti: «Yara uccisa per incastrarmi»

BERGAMO Massimo Bossetti lo aveva già detto in un interrogatorio dell'8 luglio 2014, quando ventilò che poteva essere stato il suo collega Massimo Maggioni, con il quale non aveva proprio dei rapporti idilliaci, a far sì che il suo Dna fosse trovato sul corpo della povera Yara Gambirasio. Bossetti, unico imputato per l'omicidio della tredicenne, accusato anche di calunnia ai danni di Maggioni, ora chiede scusa all'ex collega «per quelle cose sbagliate» dette dopo «giorni di detenzione devastante, dura» in cui non sapeva più che cosa pensare. Alla domanda del presidente della Corte d'assise di Bergamo che lo chiamava a chiarire le sue dichiarazioni di allora sulla ragione per la quale Yara era stata uccisa, però, scandisce: «Ho pensato che sia stata uccisa per mettermi nei guai». Da chi il delitto sarebbe stato commesso non lo sa dire ma spiega che quando aveva riferito che non era giusto che lui stesse in carcere mentre «fuori uno o due persone ridevano», intendeva sostenere che lungo le vie intorno alla palestra dalla quale Yara scomparve «chi ha fatto quello che ha fatto non poteva essere solo». Bossetti, quindi, allora pensò che qualcuno volesse incastrarlo e questa sua idea è aleggiata in aula anche ieri ma, mentre prima affermava che se quel Dna era suo e non sapeva spiegarsi come fosse finito sul corpo della ragazza, ora spiega: «Quel Dna non mi appartiene» e come si è arrivati a stabilire che sia il suo è accaduto in modo «strampalato». Nella prossima udienza, il 16 marzo, Bossetti sarà esaminato dalla Corte.