Jessica Diletto ai domiciliari: corse a Brescello

BRESCELLO Se c'è anche Brescello, nell'inchiesta Aemilia bis, è anche per il nome di Jessica Diletto, colpita da ieri dalla misura di custodia ai domiciliari. Per la procura distrettuale antimafia di Bologna era prestanome per le attività dietro le quali, a tirare i fili, c'era il padre Alfonso: come la Platino, l'immobiliare con sede a Modena, e quote della Prestigio. E per questo, a carico della 25enne, ora è scattato il provvedimento. Ma il nome della giovane era già emerso nelle carte della prima tornata dell'indagine della Dda (dove però non c'è il suo nome tra gli indagati). Allora si parlava, però, di politica e della lista "Forza Brescello", con a capo Maurizio Dall'Aglio: erano le elezioni amministrative del 2009. Tra i nomi inseriti c'era, infatti, quello della figlia di Alfonso. Una presenza che, a gennaio, spinse la procura distrettuale a parlare, letteralmente, si sospetto inquinamento in un paese che ora sta affrontando anche la delicata analisi di una commissione prefettizia che vuole far luce sulla macchina comunale. A raccontare alla Gazzetta come si arrivò a quell'inserimento fu lo stesso Dall'Aglio. «Tutto nacque nel momento in cui per fare la lista c'era l'obbligo di avere una percentuale di quote rosa: era effettivamente difficile trovarle. Siccome eravamo costretti - spiega - mi suggerirono questo nome. Siccome tocca a loro presentare il certificato penale, non mi sono preoccupato, molto ingenuamente, di chi fossero o no. L'ho saputo solo dopo, quando venni convocato dalla Dia». E anche perché la vicenda finì in un articolo di Giovanni Tizian sull'Espresso. E quando scoppiò il caso, furono tante le telefonate di Alfonso Diletto con il consigliere per cercare di mediare. In quella tornata elettorale, a spuntarla fu "Insieme per Brescello", sostenuta dal centro-sinistra, che riconfermò sindaco Giuseppe Vezzani. Dall'Aglio entrò in consiglio comunale grazie ai 210 voti raccolti dalla sua lista. Jessica Diletto fu la prima dei non eletti. Ma nel centro-destra la vicenda provocò non poche tensioni. L'attuale consigliera della Lega Nord, Catia Silva, all'indomani della prima inchiesta Aemilia aveva avuto modo di ricordare: «Dall'Aglio apparteneva a Forza Italia e mi aveva chiesto di fare una lista unica: 10 nomi suoi, 6 miei. Chiesi naturalmente agli alti vertici, ma quando venne a casa mia e mi fece vedere i suoi nomi lo inviati ad andarsene nel modo più assoluto. Comunicai la cosa anche a Massimiliano Camurani, segretario allora del suo partito. Finì che lo cacciarono». Nelle carte dell'ordinanza di gennaio, il nome di Alfonso Diletto torna ripetutamente quando è ora di parlare di politica e di sponsorizzare la candidatura della figlia. Ora, si parla di Jessica quale intestataria di quote di azienda dietro le quali, però, c'è sempre il padre. ©RIPRODUZIONE RISERVATA