Dolore tutto contemporaneo nella "Via Crucis" di Pompili

BOLOGNA L'istriano ma reggiano d'adozione Graziano Pompili ha alle spalle un lungo percorso artistico, ormai, ma nella sua opera non aveva mai affrontato un tema tanto frequentato e nello stesso tempo difficile, come la rappresentazione della "Via Crucis". Un soggetto divenuto arduo per la lunga storia artistica che ha alle spalle e con la quale il confronto appare inevitabile. Realizzata nel 2003 ed esposta in varie località europee, fra cui anche in Palazzo Magnani a Reggio Emilia, viene ora presentata a Bologna presso il museo di Santa Maria della Vita, dove si incontra con lo straordinario "Compianto su Cristo Morto" realizzato in terracotta policroma da Nicolò dell'Arca nel secondo Quattrocento. Anche Pompili ha scelto per la sua opera la terracotta policroma, una tecnica e un materiale che gli sono particolarmente congeniali e con le quali ha una consuetudine antica, ma che forse ha inconsciamente utilizzato per il rapporto simbolico fra morte e vita, che fin dalle origini ha contrassegnato questa tecnica. Nata probabilmente in maniera casuale in età preistorica, la terracotta ha presto assunto un valore particolare per il suo rapporto col fuoco, che trasforma la materia e dà vita a un'entità diversa dall'argilla cruda, sonora al tocco, dura e fragile allo stesso tempo, duttile all'uso. Morte e resurrezione, pertanto, erano sottesi nel processo di fabbricazione dei recipienti di terracotta, messi nel forno come in una tomba, da cui uscivano a nuova vita. Pompili ha realizzato l'opera secondo la canonica cadenza delle quattordici stazioni della Via Crucis liturgica, di cui aveva familiare il rituale frequentemente ripetuto nelle chiese della sua infanzia, ma l'idea ha avuto una genesi singolare, perché non commissionata per essere esposta in un luogo di culto e creata in occasione della manifestazione artistica "La via del sale", organizzata nel territorio piemontese delle Langhe. In quell'occasione i visitatori erano invitati a percorrere tratti di strada lungo la quale incontravano istallazioni di artisti contemporanei e Pompili aveva avuto in uso una cappella medievale, entro la quale aveva inizialmente progettato di collocare una serie di rilievi a soggetto profano. Lo spazio mistico dell'ambiente, invece, gli ha suggerito il tema sacro nel quale non si era mai cimentato. La suggestione di sculture medievali e rinascimentali con scene di "Mise au tombeau" e di "Compianti su Cristo", infine, la ha indirizzato verso una forma di teatralità diversa, meno direttamente narrativa e più aderente al linguaggio simbolico della contemporaneità. La scelta è stata possibile perché Pompili non aveva committenti con cui confrontarsi e ha avuto l'opportunità di esprimersi liberamente, evitando una rappresentazione condizionata dal fraintendimento del concetto di "arte sacra", che si vuole esplicitamente realistica in seguito alla banalizzazione della tradizione rappresentativa uscita dal Rinascimento e dal realismo ottocentesco, secondata dall'abuso odierno dell'immagine fotografica. Questi atteggiamenti, hanno fatto perdere la capacità di apprezzare il valore comunicativo del simbolismo figurativo, proprio di lunghi periodi della storia umana, fra cui il cristianesimo primitivo, e reso nuovamente attuale da alcuni movimenti artistici novecenteschi. Graziano Pompili non ha avuto pertanto esitazioni nella scelta del linguaggio figurativo da utilizzare per la sua "Via Crucis", con la quale non ha inteso rappresentare una vicenda storica ben nota e più volte illustrata, ma sottolinearne il significato intrinseco e, insieme, l'attualità del messaggio, perché la storia di un uomo innocente angariato ed ucciso non è accaduta soltanto duemila anni fa, ma si ripete quotidianamente, sotto metafora, nelle ingiustizie sociali, nella violenza, nella povertà che angustia larga parte dell'umanità odierna. SCHEDA MOSTRA. "Il corpo aureo. La Via Crucis di Graziano Pompili", chiesa museo Santa Maria della Vita, via Clavature 8, Bologna. Fino al 4 maggio, tutti i giorni dalle 10 alle 19, ingresso gratuito. Massimo Mussini