Berlusconi: voteremo ciò che ci convince

di Gabriele Rizzardi wROMA «Noi siamo qui e voteremo tutte le cose che ci convincono». Con un partito polverizzato dal voto amministrativo e messo alle corde dai "falchi" che tutti i giorni gli chiedono di staccare la spina al governo, Berlusconi alza il prezzo e fa capire che il sostegno del Pdl a Monti non è scontato. Il Cavaliere, insomma, prova a tenere sulle spine i ministri tecnici e, partecipando a Milano ai funerali del suo grande amico e senatore Giampiero Cantoni, spiega che per evitare che l'attuale situazione di incertezza e pessimismo degeneri in episodi di terrorismo come quelli registrati ieri nel milanese è necessario puntare su politiche diverse da quella del rigore. «C'è un clima di grande timore, di grande pessimismo, di scarsa fiducia nel futuro a cui dovremmo reagire con una politica totalmente diversa da quella che è la cosiddetta politica del rigore che si può applicare soltanto in un'economia in fase di sviluppo e non di recessione come quella italiana» spiega Berlusconi, che lega il grande successo di Beppe Grillo all'incapacità dei partiti di trovare risposte alle esigenze dei citadini: «L'antipolitica trova terreno fertile in Italia perché il sistema politico non è in grado di dare agli italiani ciò di cui avrebbero bisogno».La risposta al Cavaliere arriva nel pomeriggio direttamente dal premier. Il consiglio dei ministri è appena terminato e Monti scende in sala stampa per spiegare che i cittadini non saranno più tartassati: «Il rigore non è finito ma vogliamo dare il senso di una respirazione civile e sociale che pur nel rigore è possibile». Il premier si impegna ad «attenuare» disagio e povertà di chi è più colpito dalla crisi e «nel medio termine» punta anche a ridurre il numero delle famiglie a rischio povertà. Quanto al rapporto con i partiti, Monti assicura che le richieste di Bersani e Alfano saranno tenute nella massima considerazione ma poi fa capire che l'ultima parola spetterà a palazzo Chigi: «Il governo non potrebbe vivere senza l'appoggio dei partiti in Parlamento ma non farà cose in cui non crede perché lo chiedono i partiti né rinuncerà a fare cose in cui crede perché i partiti chiedono di non farlo». Ma ieri i riflettori si sono accesi anche sul faccia a faccia che c'è stato in Vaticano tra Papa Ratzinger e Giorgio Napolitano prima del concerto diretto dal maestro Riccardo Muti. Il capo dello Stato e Benedetto XVI hanno hanno parlato per una ventina di minuti e alla fine sono usciti due comunicati che hanno dato il senso di una perfetta condivisione dei principali problemi che affliggono il nostro paese. Al Papa, che ha voluto manifestare il suo «affetto» per l'Italia e la sua «vicinanza» a tutti gli italiani «in questo momento arduo e impegnativo per il paese», Napolitano riconosce il merito di aver compreso perfettamente qual è la posta in gioco. «Oggi possiamo misurare la profonda condivisione di ansie e di intenti che si è stabilita tra noi. Ansie per un mondo che presenta alcuni progressi ma anche persistenze di antichi flagelli e pesanti regressioni» si legge nella nota con la quale il presidente della Repubblica «sente la sollecitudine» del Papa per le sorti dell'Italia nella prospettiva di una «rinnovata unità e coesione» nazionale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA