In città i «cani sciolti» del clan calabrese dei Bellocco

E' partita da Reggio, l'indagine della Dda di Bologna che si è conclusa ieri con 17 arresti nell'ambito di una maxi-operazione volta a ricostruire i legami tra la Calabria e l'Emilia del clan Bellocco.
Gli agenti della Mobile hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 17 affiliati alla cosca Bellocco, che insieme a quella dei Pesce controlla le attività illecite a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, con forti ramificazioni nel Reggiano.
Le attenzioni del capo della cosca, Carmelo Bellocco, di 54 anni, già detenuto per altra causa, e degli altri affiliati al gruppo criminale si sono rivolte, cosi, nei confronti di uno dei pochi settori attivi dell'economia di Rosarno, quello della grande distribuzione. E cosi la cosca ha aperto grandi supermercati intestandoli a prestanome che, per costrizione o per convenienza, sono stati al gioco.
Una situazione monitorata costantemente dalla Mobile, che da tempo aveva concentrato la propria attenzione sulle infiltrazioni dei Bellocco nelle attività commerciali ed imprenditoriali del paese, concretizzatesi nell'apertura di supermercati e discount e in attività imprenditoriali soprattutto nel settore delle costruzioni.
All'attenzione degli investigatori anche gli interessi della cosca Bellocco in Emilia, su cui hanno fatto luce la Dda e la Mobile di Bologna.
Interessi che erano già emersi nel luglio scorso con l'operazione che aveva portato all'arresto di alcuni affiliati alla cosca Bellocco che avevano trasferito a Bologna le loro attività imprenditoriali e commerciali.
Nell'estate scorsa, infatti, era emerso, grazie ad alcune intercettazione telefoniche, come la cosca dei Bellocco, avesse deciso di investire nella nostra città, dove sarebbero stati in azione «cani sciolti» pronti a far scoppiare una faida con la famiglia Amato.
E' dai tabulati delle conversazioni telefoniche, nonchè dai dialoghi registrati dagli inquirenti, che era emersa la trama di una narrazione ad alta tensione, che illustrava come tra la Calabria e l'Emilia fosse in corso un pericolosissimo gioco di nervi tra le due famiglie.
Un testa a testa a distanza acceso dall'«affronto» di Francesco Amato, la cui famiglia si è stabilita a Reggio ormai da diversi anni: il loro nome fini alla ribalta nella maxi inchiesta Edilpiovra. Sarebbe stato Francesco Amato, dunque, a scatenare le ire del boss Carmelo Bellocco, reggente dell'ndrina di Rosarno.
A raccontarlo al proprio clan, nella riunione spiata dalle cimici della polizia che si era tenuta in un'abitazione di Granarolo in provincia di Bologna, era stato lo stesso Carmelo Bellocco.
Da allora, le indagini sono proseguite e a Reggio, gli investigatori della Mobile, hanno continuato a monitorare la tensione tra le due famiglie.