A Milano kebab, pizze e gelati in piazza Verdi e Partito Democratico sfidano la legge

MILANO.Ottimi gelati e tranci di pizza: la protesta si può fare anche gustando il cibo. Quella di ieri, a Milano, è infatti stata la giornata della 'disobbedienza enogastronomica", organizzata dai Verdi e dal Pd del capoluogo lombardo. Con lo slogan 'Kebab, pizza e gelati da mangiare in libertà", si è tenuta una manifestazione in via Borsieri, contro la legge votata mercoledi scorso dalla maggioranza di centrodestra del consiglio regionale. Una legge che riguarda la vendita da parte delle imprese artigiane di prodotti alimentari. La norma vieta di consumare i cibi nei tavolini o spazi aperti fuori dai locali. «Protestiamo contro questa decisione voluta dalla Lega Nord per colpire soprattutto il kebab», ha detto il capogruppo dei Verdi, Carlo Monguzzi, «nel furore ideologico non si sono accorti che in realtà hanno puntato il dito contro tutte le imprese artigiane. In un periodo di crisi questa legge appare folle. Vogliamo una convivenza civile tra chi desidera mangiare la pizza e il kebab, e chi invece vuole dormire». Una sfilza di kebab sono stati degustati davanti a uno dei numerosi locali di Milano, tra la gioia dell'artigiano che li produce e dei palati dei contestatori. «Mi auguro che il centrodestra cambi idea perché non si può pensare che la gente mangi solo polenta!», ha detto Pierfrancesco Majorino, capogruppo in Comune del Pd, accorso a mangiare un gelato assieme agli altri manifestanti. A sostenere la protesta si è aggiunta anche la Federconsumatori Lombardia: «La legge regionale introduce un ambiguo divieto al consumo in strada. Ma queste norme, che toccano abitudini di vita e forme di consumo dei prodotti alimentari artigiani, sono da cambiare. Ci sono abitudini dei cittadini che amano fare la sosta culinaria in modo breve ma sostanzioso. Ma la decisione della Regione trasforma questi cittadini in fuorilegge solo perché vogliono gustare in santa pace un gelato o una pizzetta». La Federconsumatori sottolinea inoltre che la legge approvata divide necessariamente in due il mercato del cibo: da una parte gli artigiani con i divieti e dall'altra i commercianti senza restrizioni. «Se si vuole davvero venire incontro alle esigenze di qualità del servizio al cittadino», ha concluso la Federconsumatori, «e rispettare le diverse forme della consumazione fuori casa, il punto di partenza non può essere la discriminazione etnica o settoriale. Ciò è incomprensibile per gli abitanti lombardi e sconcertante per i turisti italiani e stranieri».
Roberta Rizzo