La Russia riconosce Ossezia e Abkhazia

ROMA. Il presidente russo Dmitri Medvedev ha fatto la sua mossa. E ieri, in un discorso alla tv di stato tenuto al termine di una riunione straordinaria del Consiglio per la sicurezza nazionale, ha annunciato che la Russia riconosce l'indipendenza dalla Georgia dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia. Accogliendo cosi in toto la sollecitazione arrivata lunedi all'unanimità dai due rami del parlamento di Mosca e scatenando una serie di reazioni negative nella comunità internazionale. «Tenendo conto della libera volontà espressa dal popolo abkhazo e osseto, ho firmato un decreto sul riconoscimento dell'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia», ha detto Medvedev di fronte alle telecamere. Una scelta «non facile».
Come ha ammesso lo stesso titolare del Cremlino, ma «necessaria per proteggere la vita dei civili». Parole accolte con giubilo nelle due repubbliche caucasiche, sia nelle strade che nei palazzi del potere. «È un giorno storico per il nostro popolo», ha detto il «presidente» dell'Abkhazia Sergei Bagapsh. «La Russia ci ha salvato dal genocidio», gli ha fatto eco il suo omologo sud-osseto Eduard Kokoity. Diametralmente opposta la reazione di Tbilisi. Il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale georgiano Alexandr Lomaia ha detto che la decisione russa non ha alcun valore legale e che porterà «ad aspre conseguenze politiche». In serata, in un discorso tv alla nazione, il presidente Mikhail Saakashvili ha detto che quello della Russia è «un tentativo di annessione», il primo «dalla Germania nazista e da Stalin».
In una dichiarazione diffusa dal ranch di Crawford, il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha detto che Mosca deve «riconsiderare questa decisione irresponsabile».
Per la Francia quella della Russia è stata «un'azione deprecabile» secondo la Francia, presidente di turno dell'Unione Europea; da respingere «categoricamente» secondo il ministero degli esteri inglese; «non in conformità con la legge internazionale» per il cancelliere tedesco Angela Merkel; «deplorevole» per il segretario di stato americano Condoleeza Rice, che ha ribadito che per gli Usa Ossezia del Sud e Abkhazia rimarranno parte dei confini georgiani.
Dal canto suo la Commissione Europea ha «condannato fortemente la decisione delle autorità russe di riconoscere l'indipendenza» delle due regioni separatiste, mentre il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha sottolineato come l'indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia possa «provocare più ampie complicazioni nel Caucaso» e nelle discussioni «all'interno del Consiglio di Sicurezza».
Lo scontro più diretto è stato però quello tra il Cremlino e la Nato. Ad accendere la miccia, già tesa dal presunto arrivo, condannato dal Cremlino, di almeno 28 navi dell'Alleanza nelle acque del Mar Nero, sono state le parole dette ieri dal vice capo di stato maggiore russo, Anatoli Nogovitsin, secondo cui Mosca potrebbe chiudere il suo territorio al transito militare della Nato verso l'Afghanistan. L'ipotesi è stata poi negata, «per il momento», dall'inviato di Mosca alla Nato, Dmitri Rogozin. Che però ha detto: la Russia ha deciso di «congelare la missione di pace tra Russia e Nato per almeno sei mesi». Al tempo stesso Rogozin ha anche sottolineato come la visita a Mosca del segretario generale dell'Alleanza, Jaap de Hoop Scheffer, prevista per ottobre, «verrà posposta fino a data da definire».
La crescente tensione con la Nato e, più in generale, con Europa e Stati Uniti non sembra preoccupare però il Cremlino. «Siamo pronti a tutto, non abbiamo paura di nulla, neppure della prospettiva di una Guerra Fredda», ha detto nel pomeriggio in un'intervista tv Medvedev. Che ha anche sottolineato come «quando si parlò del Kosovo, i partner occidentali lo giustificarono come un caso particolare. La situazione era particolare in Kosovo, la situazione è particolare in Ossezia del Sud e in Abkhazia».
Precedentemente il presidente russo aveva ordinato al suo ministero degli esteri di avviare le trattative per stabilire rapporti diplomatici con le due repubbliche caucasiche. Da dove nel pomeriggio era arrivata l'offerta a Mosca di firmare accordi di cooperazione militare.