Droga e sesso, oggi la decisione del gip

Dovrebbe arrivare oggi la decisione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Perugia chiamato a esprimersi sulle richieste formulate a Reggio dai legali di Walter Menozzi, il professionista reggiano arrestato nell'ambito dell'inchiesta che ha smantellato la comunità del Santo Daime, ad Assisi. Walter Menozzi deve rispondere di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga. E la droga è appunto la bevanda utilizzata nei riti religiosi di questa comunità, l'Ayahuasca, una bevanda naturale ma dagli effetti allucinogeni e afrodisiaci.
All'interrogatorio di garanzia che si è svolto lunedi in tribunale a Reggio, Walter Menozzi - ritenuto dagli inquirenti uno dei fondatori della comunità del Santo Daime - ha negato di aver mai fatto uso di droghe, negando che la bevanda utilizzata per i riti della «setta» sia una sostanza stupefacente.
E' questa la convinzione di tutti gli arrestati e dei loro legali che - a Reggio come a Perugia - nelle varie udienze di convalida e negli interrogatori di garanzia hanno evidenziato il «vuoto normativo» che c'è attualmente in Italia su un argomento tanto delicato.
Di fatto il gip del tribunale di Reggio Andrea Santucci alla fine del primo interrogatorio di Menozzi, aveva deciso che il professionista reggiano rimanesse in carcere. In pratica concludendo che la sostanza contenuta nelle tre bottigliette sequestrate dalla guardia di finanza a casa del reggiano era una sostanza stupefacente. E questo per via del principio attivo chiamato dimetiltriptamina, un allucinogeno semisintetico capace di produrre allucinazioni vere e proprie. Allo stesso modo, non senza momenti anche drammatici durante l'interrogatorio, Walter Menozzi aveva anche negato con forza di aver preso parte a momenti orgiastici o riti a base di sesso, lasciando però in qualche modo intendere che qualcosa del genere accadeva, tra le mura della comunità.
Sempre nell'interrogatorio Menozzi aveva ammesso che le raccolte di fondi che si facevano tra gli adepti italiani del Santo Daime servivano per reperire le piante (coltivate solo in Brasile) necessarie per creare la bevanda.
Al termine dell'interrogatorio di garanzia, il pm reggiano Maria Rita Pantani aveva dato il parere favorevole alla concessione dei domiciliari. Il gip reggiano aveva trasmesso gli atti al collega di Perugia che ora deve decidere.