«Quella non è una religione»

REGGIO. «Di movimenti religiosi nel mondo ce ne sono tanti. Non stupisce il fatto che molte persone usino la religione cristiana per scopi che escono dalla fede del cristianesimo». Cosi don Ercole Artoni, fondatore della comunità di recupero Papa Giovanni XXIII, ed esperto in problemi legati alla droga, commenta la notizia dell'arresto di 24 persone legate al movimento «Santo Daime».
Il movimento religioso, che in Italia aveva la sede principale proprio ad Assisi, si ispira al Cristianesimo ma attinge i propri elementi mistici nelle consuetudini delle tribù dell'Amazzonia. La bevanda utilizzata da secoli da queste genti è a base di un tè allucinogeno. Questa bevanda è considerata un sacramento di fede, del tutto analogo alla comunione per i cristiani.
«Il principio fondamentale per un buon cristiano - dice don Ercole Artoni - è legato al concetto 'Ama Dio con tutto il tuo cuore, e ama il prossimo tuo come te stesso". Molte persone usano la religione per altri scopi». «Oggi l'individuo è insicuro - riprende il sacerdote - ed ha bisogno di un capo che li possa riunire in un branco. Queste persone hanno un notevole carisma, si presentano con molte sicurezze e tante verità assolute, e fanno ciò che il branco decide. Il buon cristiano, di fronte a richiami del genere, deve distinguere la strada da Cristo, che non è la droga e neppure l'alienazione nel gruppo. Ma è un'espressione di fede e di spiritualità in un servizio per il prossimo, nel rispetto assoluto di se stessi e degli altri».
Dello stesso parere è don Emilio Landini, responsabile per la Diocesi reggiana dell'informazione: «Le prime cose che un cristiano deve conoscere sono le verità fondamentali della Chiesa. Di fronte a questi movimenti è necessario chiedersi chi è Cristo per costoro e cosa significa la loro eucarestia». Poi c'è un'altra domanda fondamentale: «Quali sono i riti di questo gruppo e quali sono gli aspetti della loro fede?».
«Noi con le messe nere non c'entriamo proprio nulla. Siamo cristiani, ci occupiamo di operazioni di solidarietà in Brasile». Cosi ha dichiarato Tiziana Vigani, architetto e responsabile del Centro Regina della Pace di Assisi, la comunità al centro dell'inchiesta condotta dalla procura della Repubblica di Perugia.
La professionista è stata colpita da ordine di custodia cautelare, emesso dalla magistratura perugina. Tiziana Vigani è indagata, assieme agli altri componenti della comunità, per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.