Libero come Grande Aracri, ucciso a Cutro

REGGIO. Adesso è una certezza: mettendo le manette ai polsi di Ernesto Grande Aracri, i carabinieri di Brescello gli hanno salvato la vita. La certezza nasce dal fatto che ieri pomeriggio, a Cutro, la faida tra le cosche calabresi ha fatto un'altra vittima: verso le 15, davanti alla porta di casa, è stato ucciso a colpi di pistola Salvatore Blasco, 42 anni, condannato a 12 anni e 4 mesi di reclusione al processo «Scacco Matto». Anche Salvatore Blasco, come Grande Aracri e come altre 16 persone, era stato scarcerato venerdi per decorrenza dei termini di custodia cautelare.
Salvatore Blasco è stato ucciso ieri pomeriggio davanti alla porta di casa, in via Vienna a Cutro, dov'era tornato in questo fine settimana dopo essere uscito dal carcere.
Secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri, Blasco è stato raggiunto da almeno tre colpi di arma da fuoco al busto, un'altra scarica lo ha raggiunto alle gambe.
ESECUZIONE.L'uomo è stato soccorso e caricato su un 'auto privata che è partita alla volta dell'ospedale civile di Crotone dove però è arrivato privo di vita.
Salvatore Blasco era ritenuto uno degli esponenti di spicco della cosca cutrese che farebbe capo a Nicolino Grande Aracri; nella maxi inchiesta «Scacco Matto» viene indicato come uno dei principali canali di rifornimento delle armi usate dalla cosca. Lo testimonia il suo arresto avvenuto nell'agosto del 2000 quando i carabinieri lo trovarono in possesso di un vero e proprio arsenale.
A Reggio, Salvatore Blasco aveva un fratello, Gaetano, anche lui finito nella rete dell'operazione «Scacco Matto» e ancora in carcere.
L'omicidio di ieri a Cutro arriva dopo una tregua a cui pochi credevano: con il ritorno a Cutro del vecchio boss Antonio Dragone era prevedibile che la faida avrebbe ripreso a fare vittime. E, con ogni probabilità, di questo era ben consapevole anche Ernesto Grande Aracri che, uscito venerdi dal carcere di Opera, anziché tornare a Cutro, ha deciso di fermarsi a Brescello, chiedendo ospitalità alla sorella Agatina e soprattutto, asserendo di non essere in condizioni fisiche per proseguire il viaggio fino in Calabria.
RESIDENZA.Era infatti là, a Cutro, dove Ernesto Grande Aracri ha ancora oggi la sua residenza anagrafica, che il fratello del nuovo boss Nicolino, in quanto sottoposto al regime di sorvegliato speciale, avrebbe dovuto tornare. E che l'escamotage inventato da Ernesto - quello del mal di testa che gli avrebbe impedito di guidare fino a Cutro - fosse qualcosa di più di una trovata dell'ultimo momento, lo dicono anche altri fatti, come ad esempio la richiesta, fatta dallo stesso Grande Aracri, di cambiare la propria residenza anagrafica, da Cutro a Brescello.
Sui reali motivi di questo arrivo a Brescello si saprà qualcosa di più all'udienza di convalida del fermo, quando Ernesto Grande Aracri comparirà davanti al gip del tribunale di Reggio. Poi, il pregiudicato potrebbe essere ascoltato anche dal procuratore capo di Reggio, Italo Materia, che sta seguendo con grande attenzione l'evolversi della vicenda.