Addio a Delia Scala, l'anti-Osiris

CAMPAGNOLA. E' morta alle 4 di ieri mattina, nella sua abitazione di Livorno, Delia Scala. Aveva 74 anni e fino all'ultimo momento è stata circondata dall'affetto dei familiari. Nata a Bracciano nel 1929, in realtà si chiamava Odette Bedogni e trascorse la sua infanzia e gli anni dell'adolescenza a Campagnola dove la sua famiglia era sfollata. Il successo la portò presto lontano, tra set e palcoscenici blasonati, ma Odette non dimenticò mai le sue origini, se è vero che Daniele Piombi ricorda ora con nostalgia le loro «conversazioni rigorosamente in dialetto reggiano».
Delia Scala era considerata la simpatica per antonomasia, vivace e gentile, artista versatile e completa, attrice che è andata sempre affinandosi, passata al mondo del cinema e del teatro musicale, quindi della Tv dopo inizi come ballerina classica e gli studi appunto alla Scala di Milano, da cui prese il suo pseudonimo d'arte (che le trovò Italo Calvino), quando a 17 anni interpretò il primo film, «Anni difficili» di Giorgio Zampa.
Appare in oltre trenta film nell'arco di poco più di dieci anni, da titoli impegnati come «Roma ore 11» di Giuseppe De Santis a commedie leggere come «Signori si nasce» con Totò nel 1960.
Il vero successo e quella popolarità che ne farà un personaggio simbolo di grande comunicativa le arrivano dal teatro e l'incontro con la ditta Garinei & Giovannini che scrivono per lei la loro prima commedia musicale, che avrà un grande successo e diverrà anche un film, «Giove in doppiopetto», dove accanto a Carlo Dapporto canta «Ho il cuore in paradiso» di Kramer.
Una anti-Osiris, insomma, non più soubrette tutta grandi toilette ma attrice che balla, canta e recita sempre ad alto livello, come dimostrarono «Buonanotte Bettina» con Walter Chiari a «L'adorabile Giulio», per citare due titoli, prima del suo «Delia Scala Show» del 1961. Nel 1964 debutta nella versione italiana del musical «My fair lady» assieme a Gianrico Tedeschi; vengono ancora «Un trapezio per Lisistrata» con Nino Manfredi, «Il giorno della tartaruga» con Renato Rascel e nel '66 «Rinaldo in campo» al fianco di Domenico Modugno, prima di lasciare le scene a nemmeno quarant'anni.
Un successo che non può però lasciarsi sfuggire la televisione, che la propone come conduttrice del primo vero varietà del sabato sera, «Canzonissima» 1959-60, e via via la scritturerà per vari programmi, arrivando allo sceneggiato «Casa Cecilia» nel 1981, che segna un ritorno in scena dopo oltre dieci anni di assenza e di vita da signora borghese (casa, Canasta e shopping, come diceva lei stessa); dieci nel corso dei quali aveva dovuto combattere un tumore al seno prima di perdere, nel 1982, il secondo marito Piero Giannotti. Dalle sue esperienze nacque anche l'impegno sociale contro il cancro, a cominciare dalla conduzione degli show «Una rosa per la vita» negli anni Ottanta.