Restrizioni estese fino al 13 aprile Conte: rischioso allentare la stretta

Amedeo La Mattina/romaUna conferenza stampa all'ora di cena per precisare che non è il momento di allentare la stretta sulla libertà di movimento degli italiani. Anche Pasqua e Pasquetta a casa. Il premier Giuseppe Conte conferma di avere firmato il decreto che proroga le misure di distanziamento fisico fino al 13 aprile. Il presidente del Consiglio si rende conto di chiedere un ulteriore sacrificio, ma se cominciassimo a tornare per strada, a fare scampagnate «vanificheremmo tutti gli sforzi fatti fino ad oggi, pagheremmo pezzo altissimo e saremmo costretti a ripartire daccapo». Ma ci sarà «una fase 2 che consentirà di allentare le restrizioni». Conte però ha spiegato di non essere in grado di dire quando questo momento arriverà. Oggi è tempo di sacrifici. Così come non è stata autorizzata dal ministero dell'Interno alcuna «ora d'aria» per i bimbi. Semmai, se un genitore va a fare la spesa può portarsi il figlio, ma questo non significa che si possa portare a spasso il bambino. Anche la politica deve dare l'esempio nel confronto con l'opposizione. Tra tante diffidenze e retropensieri i protagonisti della politica ci stanno provando. Ieri mattina lo ha fatto il premier, con i ministri Gualtieri, D'Incà e Fraccaro. E oggi il responsabile dell'Economia, che vedrà i capigruppo e i tecnici dell'opposizione. I leader della minoranza non vogliono tirarsi indietro, ma chiedono di scrivere insieme i provvedimenti per affrontare l'emergenza. È quello che finora è mancato. È stato lo stesso premier ad avere riconosciuto che non è stato fatto il necessario per una collaborazione attiva. Un'autocritica apprezzata ieri a Palazzo Chigi da Salvini, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Maurizio Lupi. Tuttavia, dicono gli interlocutori di Conte, «ora vogliamo fatti concreti»: anche le altre volte è stata promessa condivisione ma non c'è stata. Gualtieri, di fronte alle domande su quanti soldi verranno messi nel decreto di aprile, non ha risposto. Gli interlocutori non si fidano l'uno dell'altro. Basta sentire cosa ha detto Conte ai leader del centrodestra. «Se volete collaborare bene, sarà un percorso non facile, ma sarà nell'interesse del Paese. Se però non volete rinunciare a cavalcare il malcontento e a soffiare sulle difficoltà dei cittadini, allora questa è un'ambiguità che non porta lontano - ha precisato il presidente del Consiglio - e renderà il clima di collaborazione poco efficace». A Palazzo Chigi spiegano che il tono di Conte non è stato polemico, ma molto fermo.Non l'ha preso bene Salvini quando Conte gli ha rinfacciato un post, fatto uscire durante l'incontro a Palazzo Chigi, nel quale il leghista attaccava sull'Inps andato in tilt. «Questo post - ha sottolineato il premier - riassume la posizione di chi vuole alimentare e soffiare sul malcontento dei cittadini. Se volete fare così, è una vostra scelta, ma diversa da quella che io vi sto proponendo, di collaborazione e di confronto effettivo». Salvini ha risposto che il disastro dell'Inps è sotto gli occhi di tutti e non si può far finta che tutto vada bene. «Una potenza mondiale non può avere il sito dell'Inps che non funziona, altro che attacco degli hacker. Non possiamo fare da comparse che assistono alle scelte di altri». Anche Meloni ha ribadito che non si può continuare a lavorare come è stato fatto fino ad oggi: «Noi mandiamo proposte e voi ci dite se vi piacciono, altra cosa è scrivere decreti insieme». «Ma voi avete presentato troppo emendamenti», le ha fatto presente Conte. «Per la verità ne ha presentati di più Renzi, che ha la metà dei miei senatori», è stata la risposta della leader di FdI. Tajani ha fatto presente a Conte che ancora non è stata indicata alcuna cifra sull'ammontare complessivo del decreto aprile. Per l'esponente di FI complessivamente la cifra da mettere in campo dovrebbe essere di 75 miliardi, magari da utilizzare in momenti successivi, per dare un segnale forte ai cittadini, alle imprese e ai mercati. La sensazione complessiva del centrodestra non è del tutto positiva. Uno dei leader spiega che il timore è che il governo voglia imbrigliare l'opposizione e concedere poco. Ma l'opposizione non può sottrarsi al confronto: sa che una posizione troppo dura in questa fase è penalizzante. Vuole però ottenere qualcosa di significativo, «non recitare il ruolo degli utili idioti». -- © RIPRODUZIONE RISERVATA