La banca chiude i conti a Bonini «Non lo volevamo più in filiale»

Un cliente un po' sbruffone perché consapevole di avere tanti soldi come lo vuole descrivere il suo avvocato difensore, Enrico Della Capanna, oppure un personaggio inquietante dedito ad operazioni sospette e quindi non adeguato come invece lo ritraggono gli operatori della banca di Cavola e Sassuolo? È il complesso dilemma che riguarda Adamo Bonini, il cui profilo imprenditoriale è stato tracciato nel corso dell'ultima udienza del processo "Intoccabili".Davanti al giudice sono infatti sfilati due testimoni legati alla banca, l'avvocato che aveva depositato la querela per conto dell'istituto di credito e colei che fu direttrice della filiale Sassuolo-8 nel periodo della denuncia. I pubblici ministero Marco Niccolini e Claudia Natalini hanno voluto indagare sugli atteggiamenti di Bonini. «Era arrogante, entrava in banca con fare non adeguato - ha raccontato l'ex direttrice - voleva saltare la fila, minacciava, pensava di essere a casa sua. Una volta sono rientrata e i miei collaboratori erano scossi per il suo atteggiamento». Addirittura per tutelarsi dalla ingombrante presenza viene pagata una guardia giurata che opera nella filiale e non all'esterno come solitamente avviene. «Ma se mi fate arrabbiare di quelle ne servono almeno tre», dirà Bonini in un momento di ira."Qua devono stare attenti perché sanno quando partono per andare a casa, ma non sanno se arrivano" hanno riferito agli investigatori i testimoni ai tempi. Una frase che in aula viene declinata in due modi antitetici: per l'accusa suona come una chiara minaccia, per la difesa e per Bonini, che ascolta le deposizioni con atteggiamenti plateali di disappunto, va interpretata come una semplice battuta ad effetto.Ma il titolare della pizzeria "Civoleva" in quel periodo era ormai diventato un problema per la banca, che sceglie di interrompere ogni tipo di rapporto. «Una decisione non facile», viene ammesso davanti al tribunale. Perché Bonini, che sull'istituto Cavola e Sassuolo ha almeno quattro conti riconducibili o su cui direttamente o indirettamente opera, è un cliente da un certo punto di vista di lusso. Ha infatti diversi attivi e movimenta parecchio denaro anche contante. È infatti assodato che al momento della revoca unilaterale "avesse un saldo fortemente in attivo ed un significativo e consistente portafoglio titoli" quantificato in almeno 500mila euro. «Servì un po' di tempo - dice in aula l'ex direttrice - per trasferire tutti i suoi averi nel periodo di intermezzo. Quella decisione arrivò alla fine di un percorso tortuoso. Non interrompevamo perché era un cliente focoso, ma per alcune operazioni sospette». Sul tema si apre un altro fronte di discussione perché "sospette" non significa "fraudolente" evidenzia la difesa quando contesta i prelievi di denaro o i versamenti di parecchio contante. «Ci sono operazioni - specificano l'ex direttrice e il legale della banca - che fanno scattare le allerte anti-riciclaggio». Emblematica risulta la strategia adottata con un sodale di Bonini, titolare di un libretto al portatore. Insieme all'imprenditore andrà in banca e pur non avendolo il libretto con sé perché smarrito chiede di pagare con un assegno circolare un'auto all'estero. «Ecco, nulla di perseguibile - ammette la direttrice - ma quantomeno sospetto. Alla pari delle cambiali pagate dallo stesso Bonini a se stesso quando un debitore non era in grado di saldarle per tempo...». --F.D.