«Intoccabili, la mia vita è stata rovinata»

Francesco DondiSei anni dopo l'inizio dell'inchiesta "Intoccabili", il capitano dei carabinieri, Mario Marino, sceglie di parlare. Lo fa pochi giorni dopo l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" arrivata in Corte d'Appello a Bologna a cui aveva fatto ricorso dopo la condanna ad un anno per millantato credito.Ora come si sente?«Sono stati anni tremendi, la mia vita è evaporata, 33 anni di servizio nell'Arma macchiati e tutti coloro che ti erano amici sono spariti. Non è facile accettare di essere finiti in un'inchiesta così infamante. Questa assoluzione non mi ha ridato alcun onore o dignità, perché non li ho mai persi. Ringrazio i miei avvocati, Massimiliano Iovino di Bologna e Nicola Avanzi del foro di Verona per l'egregio lavoro svolto».Si è dato uno spiegazione dei motivi?«Non entro nel merito della scelta di indagarmi, ho troppa stima verso le istituzioni, a partire dall'Arma che ho sempre servito con senso del dovere. Però qualche domanda me la pongo. Sono partito accusato di corruzione da parte di due pubblici ministeri e un procuratore capo, il primo giudice ha riqualificato l'accusa in millantato credito e una corte intera mi ha infine assolto. C'è un margine troppo ampio per la le varie valutazioni, pur rispettando l'autonomia dei giudici e degli inquirenti».Ha qualche rancore?«No, porto rispetto verso tutti; mi sento ancora un uomo delle istituzioni e come tale non vado alla ricerca di colpevoli per una vicenda che però mi ha rovinato l'esistenza. Io, nel momento in cui stavo comandando il Reparto Operativo dei carabinieri a Modena, ero ormai in fase di congedo. Ero prossimo ad entrare come primo dirigente alla Fondazione Cariverona, incarico da cui mi sono poi dimesso non appena ho appreso di essere indagato nel procedimento "Intoccabili". In uno Stato in cui non si dimette praticamente nessuno, io invece l'ho fatto a tutela del mio nome, dell'Arma e della Fondazione».Capitano, però nelle carte dell'accusa si parla del suo interessamento con l'Agenzia delle Entrate a favore di Adamo Bonini.«Sette funzionari della stessa Agenzia hanno detto che io non ho mai fatto alcuna telefonata per sapere di Bonini e che addirittura nessun altro carabiniere si era interessato. A ciò vanno aggiunti altri riscontri oggettivi. Allora mi chiedo: che dubbi poteva esserci, anche alla luce del principio dell'oltre ragionevole dubbio? L'intercettazione che mi veniva contestata era con un mio collaboratore, ma andava contestualizzata. Era un tentativo di togliermelo di dosso come si fa in tanti altri casi di fronte a richieste opprimenti. Lo ammetto, fu una frase infelice ma se inserita nel quadro generale poteva essere capita».E l'auto di suo figlio riparata da un carrozzaio amico di Bonini?«Ho pagato la riparazione».E l'auto che le prestò Bonini?«Me la trovò un collaboratore, non sapevo di chi fosse. In 33 anni di carriera nei carabinieri credo di aver rappresentato sempre con orgoglio il nostro ruolo».Ora che farà?«Ho taciuto sei anni, lo ricordò anche il dottor Niccolini nella sua requisitoria in tribunale. Non cerco alcuna rivincita, ma vorrei che la mia figura venisse riabilitata: non sono un corrotto, non ho millantato alcun credito, sono stato un onesto servitore dello Stato, questo sì, ora posso rivendicarlo pubblicamente». --