Mes, Conte all'angolo tra la Lega e il M5S Dibba: non votiamolo

Federico Capursoroma. A palazzo Chigi c'è una certa agitazione per il clima che sta montando intorno al Meccanismo europeo di stabilità, il fondo salva-Stati sbarcato anche su Twitter con il poco benaugurante hashtag #StopMes. I sovranisti di destra, ma anche quelli di governo, pentastellati, accarezzano con diverse intensità la tesi del complotto ordito dall'Europa ai danni dell'Italia. E sono fiancheggiati, seppur con altre argomentazioni, da istituzioni bancarie come Abi e Bankitalia, decise a chiedere delle modifiche al testo. Ecco perché il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, chiamato lunedì a riferire in Parlamento, inizia a pensare che non si risolverà tutto con un bel discorso. Osserva invece con preoccupazione l'ennesimo distanziamento dal Pd dei grillini, stavolta mosso da Alessandro Di Battista che chiede di «non votare il Mes», - sussurrano nel Movimento - con il placet di Luigi Di Maio per ricompattare il gruppo parlamentare. Il premier si trova stretto tra due fuochi. Se in Italia parte della sua maggioranza e mondo bancario spingono per delle modifiche; oltre confine, a Bruxelles e in quelle cancellerie "amiche" che spesso, negli ultimi mesi, hanno riservato all'Avvocato del popolo elogi e onori, considerano il testo blindato e si aspettano di non restare delusi da un veto italiano. Di fronte alle difficoltà di palazzo Chigi, Di Maio insiste: «Abbiamo avuto una riunione del gruppo parlamentare del M5S e siamo tutti d'accordo sul fatto che questo accordo deve essere migliorato». Ma parlando con i giornalisti a margine della cerimonia di inaugurazione della sede di Napoli di Cassa depositi e prestiti, Di Maio lascia anche aperto uno spiraglio: «Non c'è solo il Mes - dice -, ma ci sono anche una serie di strumenti che sono oggetto di riforma in questo momento, come l'assicurazione sui depositi, l'unione bancaria. Nei prossimi giorni faremo presente tutte le perplessità che abbiamo sul Mes». Quelli citati da Di Maio sono i tre pilastri oggetto delle riforme in cantiere a Bruxelles. E proprio sulla «logica del pacchetto» Conte insisterà lunedì, durante il suo discorso in Aula, cercando di convincere la sua maggioranza della necessità di apportare modifiche al sistema nel suo complesso, e non solo ai singoli strumenti come il Mes. Di Maio e Di Battista però vogliono entrambe le cose. E Dibba, su Facebook, mette da parte la diplomazia: «Se fossi un parlamentare non voterei il Mes perché reputo che solo chiamarlo Meccanismo-Salva-Stati sia una balla colossale». E «agli ex-colleghi del Movimento dico: accelerate! Soprattutto adesso. Luigi lo sta facendo e lo sostengo per questo. Accelerate sul conflitto di interessi, sulla nazionalizzazione delle autostrade, sulla commissione di inchiesta sul finanziamento ai partiti, sul recupero dell'Imu non versato dagli istituti religiosi».Nessuno spostamento a destra del Movimento - sostiene Dibba - ma ci pensa Salvini a tirare a sé i Cinque stelle: «Noi non abbiamo cambiato idea e se anche il Cinque Stelle non lo ha fatto, CcIl leader della Lega, insieme al capogruppo alla Camera Riccardo Molinari vorrebbe portare il premier di fronte a un voto del Parlamento sul Mes prima che arrivi la possibile firma a Bruxelles e l'occasione potrebbe presentarsi la settimana prossima, quando Conte riferirà in Parlamento prima di recarsi al vertice dell'Eurogruppo. Salvini vorrebbe una «nuova risoluzione», proprio sul leghista Conte punterà il mirino. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI