'Ndrangheta e pestaggi: due arrestati in città

di Stefano TotaroLa 'Ndrangheta imponeva la propria legge anche in carcere. Modi di comportarsi, favoritismi, favori, persone a cui il rispetto era dovuto come un obbligo, luoghi, spazi, merce e quant'altro. Tutto doveva accadere secondo regole precise, mai scritte e imposte dai boss, da coloro che in breve sono diventati i veri capi del carcere.Boss che oltre a legiferare potevano contare su uomini e mezzi persuasivi per imporre, ovviamente con la violenza, i propri diktat. E non importa se questi uomini appartengano a ad altre famiglie, al clan dei Casalesi modenese ad esempio. La legge bisogna che sia fatta rispettare . Ne sa qualcosa un "ribelle", un detenuto per reati comuni che all'interno del carcere faceva "lo spesino", ovvero colui che distribuiva i generi acquistati dai detenuti e che ha osato trasgredire, o per lo meno disobbedire a qualche regola di comportamento. Il suo non volersi inchinare alle regole gli è costato un violentissimo pestaggio grazie al quale ha capito immediatamente la lezione tant'è che già mentre era in infermeria, pestato e ferito, ha detto di essersi fatto male candendo dalle scale. Ma la legge intanto, quella vera, ha già iniziato a scavare partendo proprio da questo pestaggio, avvenuto nel marzo del 2015, cercando di spezzare diktat e altre forme di potere della 'Ndrangheta in atto sopratutto nel carcere Dozza di Bologna.Dopo le rivelazioni del pentito Giglio dell'anno scorso e tra queste proprio la vicenda del pestaggio alla Dozza, ecco che si è arrivati a stringere il cerchio su violenze e pestaggi e anche su un giro di spaccio di droga interno in cui sono implicate anche due guardie penitenziarie. È venuto alla luce un "reticolo" (da qui il nome dell'operazione dei Ros e dei comandi provinciali dei carabinieri di Modena, Bologna e Reggio), del quale reggevano le fila i fratelli dei due boss. Ovvero Gianluigi Sarcone, fratello di Nicolino, il grande esponente della 'Ndrangheta operante nella nostra regione e al centro del processo Aemila , e Sergio Bolognino, fratello di Michele Bolognino, pure lui figura apicale della cosca. Questi due, arrestati a gennaio 2015 nell'ambito dell'operazione "Aemilia", sono stati raggiunti da un'ulteriore misura cautelare in carcere. Con loro altre due ordinanze di custodia cautelare in carcere per due a quel tempo detenuti alla Dozza che secondo le accuse erano stati assoldati per impartire la lezioni, rigorosamente a mani nude, al detenuto ribelle. Si tratta di due campani residenti a Modena e a Bomporto, Mario Temperato di 47 anni, casertano, e Enrico Palummo di 30, napoletano, arrestati l'altra notte dai nostri carabinieri. I due sono per altro già noti alle forze dell'ordine per i loro rapporti con i clan dei Casalesi, sono nullafacenti e in pratica, vivevano di espedienti. Erano in carcere poi da qualche tempo erano in libertà sino alle manette dell'altra notte.Ma non è finita. L'operazione "Reticolo" ha portato in tutto a quattordici indagati. Quattro, come abbiamo visto, sono finiti in carcere per la vicenda del pestaggio e sono accusati dei reati di violenza privata e lesioni aggravate dalle modalità mafiose.Altri sei risultano indagati a vario titolo sempre per circostanze attinenti al pestaggio. Infine le restanti quattro persone risultano indagate per il giro di sostanze stupefacenti nel carcere bolognese, giro che è emerso, del tutto nuovo, durante le indagini svolte dai militari dell'Arma.In pratica è emerso che Sarcone e Bolognino erano riforniti, potevano cioè contare sulla presenza di cocaina e marijuana anche dietro le sbarre, grazie alla complicità di due agenti della polizia penitenziaria (ora agli arresti domiciliari) e di due spacciatori marocchini (uno finito ai domiciliari, l'altro con obbligo di dimora).Questi agenti avevano allacciato una fitta rete di rapporti illeciti con i reclusi ai quali veniva, tra l'altro, consentito il consumo di marijuana e cocaina anche all'interno del carcere.