«Con 500 euro si poteva avere un telefono»

All'interno del carcere , per riuscire a comandare e quindi ad avere agevolazioni, rifornimenti, riuscire insomma ad imporsi e fare la bella vita, i confini dei clan di appartenenza sfumavano, il Dna di 'ndranghetisti e di camorristi si mischiava. All'occorrenza, se c'era da fare affari, ci si dava una anno. La vicenda del pestaggio subìto dal detenuto qualunque è emblematica: due capi della 'Ndrangheta che in pratica assoldano due vicini al clan dei Casalesi per effettuare un pestaggio a regola d'arte.Una specie di gemellaggio tra le due forze mafiose che ben racconta il pentito Giuseppe Giglio secondo quanto emerso ieri dopo la notifica dell'ordinanza del giudice, il modenese Alberto Ziroldi, agli "interessati". Giglio, calabrese, una volta alla Dozza viene ben visto dai suoi compaesani 'ndranghetisti i quali, come lui stesso racconta, lo informano che se avesse avuto bisogno di qualcosa lo avrebbe potuto ottenere. E racconta dell'opportunità di poter telefonare, dall'interno del carcere, con un telefonino personale: bastava pagare 500 euro. Un affare proposto da Bolognino e Sarcone, i riferimenti dei calabresi all'interno dello stesso carcere.Giglio racconta che "i telefoni dietro le sbarre li forniscono le guardie penitenziarie" e che per arrivare a fare entrare i telefonini "bisognava passare dai napoletani". Il meccanismo? L'interessato, cioè Giglio, avrebbe dovuto "fornire un numero esterno, il Bolognino l'avrebbe consegnato insieme con il Sarcone ai napoletani, i napoletani alla guardia e la guardia poi avrebbe contattato la persona che io...".I napoletani? "Zio e nipote, arrestati a Modena", probabilmente per estorsione. Dunque ecco che vengono evidenziati i rapporti di collaborazione in affari tra calabresi e napoletani.Rapporti che vengono chiariti da frasi più esplicite del pentito Giuseppe Giglio.«Si sa, sulla zona di Modena non c'è la 'Ndrangheta, sulla zona di Modena c'è la camorra. Sono rivali, però se vanno su Modena e hanno bisogno di attivarsi su Modena si appoggiano a persone che fanno parte della camorra e quando quelli della camorra vengono a Reggio si appoggiano ...». Giglio spiega anche alcune regole, porta qualche esempio sulle cosiddette "mancanze di rispetto", violazioni a volte involontarie a norme di comportamento che possono suscitare le ira dei boss, in questo caso di Sarcone.Rivela l'esempio della doccia, di un detenuto nuovo del carcere che è andato a fare la doccia e ovviamente si è spogliato. »Il napoletano l'ha visto e gli a ha detto "tu non ti puoi spogliare tutto" e lo ha riferito a Sarcone». La doccia avrebbe dovuto farla con gli slip.