La Procura generale: «Accuse dimostrate» ma Brunetta esulta

REGGIO EMILIADue processi in parallelo, quello di appello per gli imputati che hanno scelto l'abbreviato a Bologna e quello di primo grado a Reggio, per quanti sono stati rinviati a giudizio (circa 150 persone), Si tratta dei due principali tronconi di Aemilia che, come noto, ha sviluppato e sta sviluppando altre ramificazioni, a cominciare dall'inchiesta su Giovanardi e gli spifferatori delle prefetture. Così, quando ieri a Bologna la Corte d'Appello pronunciava le condanne, a Reggio in aula c'era inevitabile fermento, reso immediato da messaggini, telefonate e commenti. E non per caso: è evidente che la decisione di Bologna (che può essere contestata solo da ricorsi per legittimità alla Corte di Cassazione) non potrà non trovare forme di... coordinamento in quella di Reggio.«Questo tribunale - ha commentato ieri a Reggio il prof Giulio Garuti, difensore della famiglia Bianchini - ha dimostrato con le sue scelte operative di voler assumere una decisione indipendente. Oltretutto, se a Bologna con il rito abbreviato si decideva allo stato degli atti, qui invece è in corso un dibattimento che ci ha consentito di meglio approfondire».Nessun commento dai due pm della Direzione distrettuale antimafia, Marco Mescolini e Beatrice Ronchi: hanno affiancato i colleghi della procura generale a Bologna, ma ieri erano al loro posto, a Reggio. Certo che l'esito della sentenza dnon può che essere visto come un riconoscimento del lavoro di anni.«Il riconoscimento del concorso esterno vuol dire che è stato dimostrato quel che da tempo si dice: cioè che il fenomeno criminoso si contraddistingue per la presenza di una zona grigia, più o meno ampia, dove entrano politici, esponenti dell'imprenditoria, delle attività professionali che dall'esterno danno un contributo - ha detto il procuratore di Bologna, Giuseppe Amato, riconoscendo «il gran lavoro di Mescolini e Ronchi, che hanno fatto bene, a prescindere da come sarebbe andata».Il plauso ai due pm giunge anche dal procuratore generale di Bologna, Ignazio De Francisci, magistrato cresciuto nel pool antimafia di Falcone e Borsellino.«Sono soddisfatto del lavoro di pm della Dda di Bologna anche perché hanno lavorato unitamente a quelli della procura generale - ha sottolineato De Francisci - un sistema proficuo che metteremo in campo anche in futuro».«È quello che ci aspettavamo come parte civile», ha aggiunto l'avvocato Alessandro Gamberini, legale di parte civile per la Regione Emilia-Romagna, a cui è stato confermato un risarcimento di 600mila euro.I sindacati costituiti parte civile (Cgil, Cisl e Uil regionali e la Cgil modenese e reggiana), hanno espresso «un giudizio positivo» sostenendo di aver «contribuito ad ottenere un risultato estremamente difficile, vedendo confermate le condanne del primo grado per il delitto di caporalato, aggravato dal metodo mafioso».A Comuni e Provincia reggiani che si erano costituiti parte civile da subito a Bologna (si ricorderà la imbarazzante querelle della mancata costituzione di parte civile di San Felice) viene riconfermato il risarcimento di 850.000 mila euro (150.000 a ogni Comune e 100.000 alla Provincia), cui ora si aggiungono ulteriori spese processuali per 24 mila: «Il risarcimento - spiega la provincia di Reggio - sarà destinato a progetti per la legalità».Renato Brunetta e il berlusconiano Palmizio esprimono invece «grande soddisfazione per la conferma dell'assoluzione e per il proscioglimento da altre infanganti accuse nei confronti di Giovanni Paolo Bernini».«La conferma delle pene - si legge in una nota di Libera - dimostra ancora una volta che la 'ndrangheta c'è, dunque esiste anche in Emilia Romagna. Libera si è costituita parte civile proprio per ribadire quanto la 'ndrangheta leda e soffochi i diritti della società civile e responsabile, Proseguiremo nel nostro lavoro quotidiano». (alberto setti)