Arrestati i “padroni” di Sassuolo Nei guai anche tre carabinieri

di Stefano Totaro wSASSUOLO Ambrisi? A Sassuolo, o meglio, nel comprensorio della ceramica, è da un quarto di secolo che questo cognome è conosciuto. Più che a persone fisiche in particolare questo cognome viene associato ad un sistema: se finisci sotto "le loro grinfie" sei spacciato, puoi dire addio alla tua attività, oppure se alzi tropo la cresta o ti impicci di affari che non devi, per paventare l'intervento del deus ex machina che risolve tutto, è frequente sentire dire: "Sta attento che ti mando gli Ambrisi...". Una famiglia, tanti prosperosi affari, tante vicissitudini con le forze dell'ordine, legami nel Meridione con altre famiglie. Fino all'altro giorno gli Ambrisi potevano fregiarsi di essere degli "intoccabili", ora "The Untouchables" è il titolo di un'operazione di Polizia e Finanza, coordinata dalla Procura di Modena che li riguarda direttamente. Sono stati arrestati infatti Rocco Ambrisi, 41 anni, uno dei figli del capofamiglia Nicola, e un altro 41enne, Adamo Bonini, uomo di fiducia di Rocco. Si trovano agli arresti domiciliari per i reati di usura, estorsione e corruzione. Ma nella rete delle forze dell'ordine sono finiti anche tre militari dell'Arma, carabinieri definiti ieri in procura, "compiacenti", che facevano ai componenti del sodalizio dedito all'usura e all'estorsione dei favori, dalla multa alle soffiate sulle eventuali mosse investigative di altre forze dell'ordine nei loro confronti. Per i tre, un capitano in congedo in forza a Verona e due sottufficiali di Modena, è scattato il divieto di dimora nei territori modenesi e reggiani e l'obbligo di firma. Ci penserà poi il Comando dei carabinieri a valutare quali interventi mettere in atto nei loro confronti. Come è stato incastrato il sodalizio? Grazie ad «una azione sinergica esemplare - così l'ha definita il questore Garramone - tra Guardia di Finanza e Polizia di Stato che hanno unito i loro sforzi investigativi, raccolto insieme prove e controllato varie vicende». Un lavoro gestito dalla Procura: i pm Marco Niccolini e Claudia Natalini, che hanno letto e riletto vecchi fascicoli inerenti ad omicidi e tentati omicidi, incendi dolosi, taglieggiamenti, agguati e percosse. Il filo conduttore, comunque, erano i soldi. Un flusso di denaro, cospicuo, spropositato rispetto al reddito dichiarato dai due uomini finiti nel mirino delle indagini. Una marea di soldi investiti in titoli di Stato, in fondi, denaro che così si puliva. Ma la provenienza, il modo in cui era stato creato questo flusso sono presto venuti a galla portando al sequestro, tra titoli e conti correnti di un milione e 700mila euro, nonchè di una Porsche. Come facevano soldi? Con interessi sui prestiti usurari superiori al 400% che hanno costretto, fra gli altri, un piccolo artigiano di Sassuolo a trasferirsi all'estero. Modus operandi? Qualche esempio: estorsioni a locali concorrenti, minacce a persone vittime di incidenti stradali per ottenere i risarcimenti. In molti casi i soldi sono stati reinvestiti in bar, pizzerie ed aziende intestati a prestanome. Agli arresti si aggiungono le denunce di almeno 8 persone che rappresentano "il braccio" dell'organizzazione sul territorio. Sono censiti per ora 14 casi concreti, ma gli inquirenti stanno approfondendo i contenuti di un "libro contabile" rinvenuto durante le perquisizioni, che traccia il flusso del denaro sporco pagato dalle vittime.