Una passione a forma di bambola

di Laura Solieri «Le bambole mi hanno sempre affascinato, fin da quando, da bambina, ho ricevuto la prima fatta a mano, di pezza, e così ho cominciato a crearne di mie usando la lana, questo materiale così caldo, vivo e familiare» racconta Gioconda Pieracci di Frassinoro, mostrandoci le foto delle sue "Pupillae", le bambole che crea lavorando la lana naturale dell'Appennino attraverso il metodo dell'infeltrimento ad ago e svelandoci che realizza una bambola ogni due giorni. «Credo che il giocare "alle bambole" da un lato sia legato alla nostra attitudine naturale al prenderci cura di qualcuno e dall'altro alla necessità di immedesimazione insita nel bambino e che spesso rimane nell'adulto, soprattutto nell'attore e nel lettore - afferma la giovane artigiana - Sono cresciuta a Frassinoro, un ambiente molto libero e pieno di suggestioni per un bambino. I miei genitori erano entrambi lettori appassionati, come mia nonna: io li vedevo leggere e mi chiedevo cosa ci fosse tra quelle pagine di tanto interessante. Poi c'era mio nonno, che ogni sera mi raccontava una fiaba prima di addormentarmi che aveva sempre lo stesso titolo ma ogni volta cambiava, rimaneva sospesa, si allungava, si accorciava trasportandomi in un mondo dolcissimo tra la veglia e il sonno - ricorda Gioconda sfogliando il suo album di foto - Quando ho imparato a leggere mi sono appassionata alle storie e passavo ore immergendomi completamente in quella dimensione quasi onirica che solo la lettura sa creare. E così ho sviluppato una grande passione per la letteratura, la poesia e i suoi personaggi». Ispirandosi all'Amleto di Shakespeare Gioconda ha creato le bambole di Amleto e Ofelia, dalla lettura di Cime Tempestose di Emily Brontë, ha creato Cathy e Heathcliff, da Anna Karenina di Tolstoj ha prodotto la bambola di Anna, da Puccini Madame Butterfly e tante altre bambole ispirate totalmente dalla sua fantasia. «Sono sempre stata una persona creativa e ho cominciato da bambina a lavorare la lana imparando l'uncinetto e la maglia - prosegue Gioconda - Qui in Appennino venivano tramandati questi "lavori" femminili e io ho imparato da una suora laica, la Giovanna, che regalò a me e a mia sorella "Il Piccolo Principe" e, da allora (avevo 8 anni) mi appassionai». Due anni fa, Gioconda ha partecipato a un progetto promosso dal Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano sulla soft economy, in particolare per il recupero della lana di pecora dell'Appennino che attualmente viene buttata via o usata nella bioedilizia e da quel momento ha cominciato a lavorare la lana e a creare le sue pupe. In occasione del Natale, Gioconda ha creato alcune bambole ispirate alle fiabe classiche come Pinocchio, La Regina delle Nevi, Raperonzolo e Alice nel Paese delle Meraviglie. «Pupillae non è il mio mestiere, per ora è una passione ma ho aperto un negozio online e sto cominciando ad avere delle belle collaborazioni, come quella con un importante sito olandese per la promozione dell'artigianato artistico italiano in Europa - racconta Gioconda che ci spiega da dove deriva la scelta del nome delle sue creazioni - La parola Pupilla viene dal latino "pupilla" diminutivo di "pupula" a sua volta diminutivo di "pupa", bambola, detta così per la bambolina che si vede riflessa nell'occhio della persona che ci sta di fronte. Da qui il nome di Pupillae appunto. Ogni bambola è diversa dall'altra, ognuna ha una sua storia e una sua originalità e le bambole su misura che faccio possono essere personalizzate - conclude Gioconda alla quale chiediamo, salutandola, quali sono state le richieste più insolite che ha ricevuto - Ho realizzato due bambole per una coppia di sposi che riproducevano le loro caratteristiche caricaturali, oppure per alcune ragazze che hanno addestrato i loro cani per il salvataggio ho creato la loro bambola personalizzata con il rispettivo cagnolino!». GUARDA LA FOTOGALLERY E IL VIDEO WWW.GAZZETTADIMODENA.IT