«Il mio matrimonio impossibile con un maori»

NONANTOLA. «Questo matrimonio non s'ha da fare». No, don Rodrigo non c'entra: rischia di infrangersi di fronte alla burocrazia il sogno di nozze tra la 30enne nonantolana Agniezska Ruffini e il fidanzato Dani Tuki, 26enne maori dell'Isola di Pasqua. La storia d'amore, nata la scorsa estate nella misteriosa isola cilena, ha attraversato l'oceano e questa domenica sono fissate le nozze in Comune. Matrimonio che rischia di naufragare per un cavillo.
Rapa Nui, la 'grande roccia". É questo il nome indigeno dell'Isola di Pasqua, celebre nel mondo per le misteriose teste di pietra. Complice un'eclissi di sole visibile solo dalle coste del Pacifico, sull'isola della 'grande roccia" la nonantolana Agnieszka Ruffini ha trovato il suo grande amore: il 26enne Dani Tuki di origini maori.
«Un colpo di fulmine per entrambi - racconta Ruffini, 30enne grafica in un'azienda di Bastiglia - ero andata sull'isola con un'associazione di astrofotografia, per fare degli scatti dell'eclissi dell'11 luglio 2010. Li ho conosciuto Dani».
Un amore che - dopo i romantici giorni trascorsi in terra cilena - ha continuato a crescere di giorno in giorno: «Una volta tornata in Italia, abbiamo continuato a scriverci e telefonarci - continua Ruffini - fin quando Dani ha deciso di venire in Italia, nel febbraio scorso».
Un periodo di convivenza e poi la decisione di fare il grande passo, quel matrimonio previsto per domenica prossima e frenato ora da un cavillo burocratico, al quale i due 'promessi sposi" non trovano soluzione: il foglio di presenza in Italia del cileno, documento emesso dalla Questura e richiesto dal Comune per poter celebrare il rito, è scaduto il 2 maggio. Le nozze invece sono state fissate il 9 maggio, prima data utile dalla pubblicazione dopo gli 11 giorni necessari per legge.
«Per questione di pochi giorni non è possibile celebrare il nostro matrimonio - racconta Ruffini - sin dall'inizio abbiamo incontrato ostacoli e burocrazia: per prima cosa, era necessario un nulla osta dal Cile, firmato dal console cileno a Milano. Poi il timbro del documento in Prefettura a Modena per la convalida, intanto i giorni passavano. Adesso chiediamo che qualcuno ci aiuti. Finora ci hanno rimbalzati da un ufficio all'altro. É una situazione straziante».