Il fratello: «Il coltello l'impugnavo io»

MEDOLLA. «Il coltello lo avevo in pugno io, ma stavo difendendo mio fratello che veniva massacrato da quei cinque, e non ricordo bene se ho colpito quel ragazzo». Con una dichiarazione spontanea Icham Farnouchi, 21 anni, si è in qualche modo accollato la colpa del delitto del I maggio. Ma per il gip di Modena suo fratello Youssef deve restare in carcere, per i gravi indizi a suo carico.
La sorpresa è andata in scena alle 9 di ieri.
Mentre in carcere a Modena il giudice Valeria Vaccari interrogava Youssef Farnouchi - il disoccupato 24enne arrestato dai carabinieri con l'accusa di omicidio aggravato e porto abusivo d'arma - suo fratello Icham si presentava in Procura a Bologna.
Nell'ufficio del titolare delle indagini, il pm Massimiliano Rossi, Icham è arrivato accompagnato dagli avvocati Brezigar e Ippolito, di Modena. E ha reso spontanee dichiarazioni, di fatto una confessione edulcorata. Per dire che Youssef non ha commesso il delitto del I maggio all'alba, che si è trattato di una morte nell'ambito di una rissa e che, in alternativa, si è trattato di una legittima difesa, sua e del fratello.
«Siamo usciti dalla discoteca - ha in sostanza detto Icham, che due giorni fa coi carabinieri aveva negato di essere sul posto - e uno di quelli, tale Soussi, ha dato un pugno a mio fratello».
Secondo il nuovo racconto, Youssef è risalito sulla sua Ibiza, e Icham sulla Golf. Sempre a Caselle, lungo la strada per Camposanto, si sono di nuovo imbattuti nella Twingo con a bordo la vittima, il 31enne clandestino Abdelsamade Dukali, domiciliato a Sermide. Nell'auto c'erano Anane (la fidanzata di Dukali), Soussi, e un terzo uomo. Soussi è rimasto in auto, mentre Dukali sarebbe sceso, affrontando Youssef. «A un certo punto è arrivata una Golf, con altri tre uomini - hanno raccontato i fratelli Farnouchi - Hanno spaccato delle bottiglie».
«Mio fratello - ha detto Icham - è stato picchiato, buttato in un fosso. Quando è risalito, quelli lo picchiavano ancora. Sono corso in auto, ho preso il coltello, gli ho detto di smettere, mi hanno affrontato, uno aveva anche il crick da auto in mano. Io non ricordo di aver colpito qualcuno, ma mio fratello è certamente innocente...».
Di fronte a queste dichiarazioni ieri stesso il pm Rossi ha chiesto un riscontro: «Il coltello l'ho buttato nel fosso, davanti a casa», ha detto Icham. E cosi da Bologna la comitiva si è trasferita a Medolla, sulla provinciale Cavezzo-Camposanto, a casa della famiglia Farnouchi, dove i due fratelli vivono con la madre e due sorelle, tutti disoccupati. Per circa tre ore prima i carabinieri poi alcuni sommozzatori hanno cercato l'arma del delitto nel canale di via della Saliceta. Senza trovarla.
Nel frattempo, a Modena, Youssef concludeva il suo interrogatorio, assistito dall'avvocato Enrico Fontana, davanti al Gip Vaccari. Ribadendo di essere stato vittima di un pestaggio. E ribadendo che tutto si era innescato per futili motivi, con cui la droga non c'entra nulla. Ma il Gip in una ordinanza di 15 pagine in cui non si fa cenno della parallela 'confessione" di Icham, alla fine non ha convalidato il fermo (non c'era pericolo di fuga), ma ha disposto la misura cautelare in carcere, per i gravi indizi (il riconoscimento dei testimoni) a suo carico. In questo turbine tutto da dipanare, il pm Rossi di Bologna ha disposto nuovi riscontri ma per ora a sua volta conferma il quadro indiziario a carico di Youssef.

(ase)