PER ADESSO IL VERO VINCITORE E' IL CAPITALISMO ANGLOSASSONE

Quando venne smantellato il Muro di Berlino, non tutti condivisero l'entusiasmo per l'imminente unificazione tedesca. Per molti la fine della divisione europea poteva anche mettere a rischio la democrazia, favorendo il riaffacciarsi sulla scena delle ideologie che avevano scatenato il secondo conflitto mondiale. Questo volle dire Giulio Andreotti, sostenendo che amava tanto la Germania, da volerne addirittura due. A venti anni da quell'evento storico è a tutti evidente che l'unificazione europea ha alimentato nuovi contrasti, tuttavia non quelli temuti. Il crollo del Muro ha liberato lo scontro tra economie di mercato, che nei decenni precedenti era appena abbozzato o comunque messo in secondo piano dal confronto con l'economia socialista.
Lo scontro è avvenuto tra capitalismo renano e capitalismo anglosassone, il primo caratterizzato da una spesa sociale elevata e dalla centralità del sistema bancario, il secondo da una spesa sociale ridotta e dalla centralità della Borsa.
Il capitalismo renano era quello concepito e praticato nella Germania occidentale, ed era considerato un punto di riferimento per la costruzione del modello sociale europeo. Il capitalismo anglosassone era invece quello affermatosi in Inghilterra e negli Usa, dai cui si voleva prendere le distanze per sottolineare l'attaccamento a conquiste quali la sanità e l'istruzione pubblica.
A livello mondiale si è assistito a una decisa affermazione del capitalismo anglosassone: l'economia è sempre più condizionata dalle speculazioni finanziarie e la spesa sociale sempre meno capace di assicurare i livelli di solidarietà sociale di pochi anni or sono. A livello europeo questi sviluppi sono stati accelerati proprio dall'espansione all'est: l'elaborazione di un comune modello sociale deve ora tenere conto della debolezza economica dei nuovi Stati membri, mentre l'entità dei fondi necessari a colmare il divario impedisce di incrementare la spesa sociale dei vecchi Stati membri.
Alcuni hanno cosi ampliato lo spazio del libero mercato, ristringendo quello dello Stato sociale e avviando nel contempo politiche illiberali e populiste: è accaduto nell'Italia di Berlusconi e nella Polonia dei gemelli Kaczynski. Altri hanno imboccato strade rispettose dei diritti civili, ma incapaci di contenere l'espansione del mercato nei settori un tempo occupati dallo Stato sociale: è la ricetta accolta soprattutto in Spagna. Tutto ciò mostra come l'unificazione tedesca non sia stata vissuta come un momento davvero centrale nelle vicende europee, come non abbia condotto a esaltare il valore della democrazia nella coesione sociale, come istanza prima dei popoli dell'est e come patrimonio condiviso di una comunità intenzionata a fondarsi su valori alti. Questi ultimi sono stati subito sopraffatti dalla volontà di concepire l'unificazione come allineamento al modello economico vincente. Il Muro di Berlino è caduto, ma come per inerzia la guerra fredda continua a dettare l'agenda politica europea.