Primo acuto di Gonzalez Basso ci crede: attaccherò

NIMES (Francia).Una sciabolata solitaria a meno di sei chilometri dall'arrivo per cancellare due anni da ‘desaparecido': lo spagnolo Aitor Gonzalez, Fassa Bortolo, che nel 2002 stravinse una Vuelta correndo nella Kelme, squadra quasi travolta dallo scandalo Manzano, raccoglie una tappa al Tour dopo aver lasciato sul posto i compagni di fuga, in una giornata dove i big, cioè Armstrong e Basso più Voeckler, decidono di prendersela comoda in attesa delle Alpi.
Il gruppo con la maglia gialla infatti è arrivato dopo oltre 14', senza dannarsi l'anima per andare dietro ai dieci fuggitivi. Aitor Gonzalez corre per la italiana Fassa Bortolo di Giancarlo Ferretti, che lo volle a tutti i costi, nonostante il basco avesse firmato nel maggio del 2002, cioè prima della vittoria alla Vuelta, un contratto con la allora Acqua&Sapone di Vincenzo Santoni.
Ne nacque un litigio furioso tra le parti, firme vere o false su presunte liberatorie, denunce in tribunale, periti calligrafi al lavoro, richieste di danni. La federazione internazionale assegnò infine Aitor Gonzalez alla Fassa Bortolo, che era convinta di aver fatto l'affare della vita. Ma con gli spagnoli nel ciclismo, si sa, bisogna andare cauti: dalla firma del contratto milionario con Ferretti, Aitor è praticamente scomparso. Una vittoria all'esordio nel marzo 2003 a Reggio Calabria, poi una serie infinita di delusioni, tanto che il Sergente di Ferro Ferretti confessava quasi stizzito proprio prima dell'arrivo di Nimes che: «In effetti Aitor in due anni non l'abbiamo mai visto: mai una fuga, mai un gesto, neanche un mezzo risultato. Sul suo conto mi sono sbagliato, non sempre azzecco gli acquisti. Ora è in fuga - spiegava alla tv - speriamo che combini qualcosa di buono». Detto e fatto. Con un tempismo che sa di ciclomercato aperto, ecco il successo, il primo per gli spagnoli al Tour 2004. I big hanno passeggiato, in attesa di recuperare anche domani, visto che è previsto il giorno di riposo prima delle Alpi. Sulle strade i francesi applaudono Ivan Basso, prima di tutto perchè va forte, secondo perchè sperano che batta il cowboy texano. «Ho sentito tanto affetto, mi rendo conto che la Francia mi sta adottando - ha detto il varesino - Se credo nella vittoria finale? Io ci credo, ma resto con i piedi per terra. Un conto sono le parole, un conto i fatti. Mi sento pronto e sto bene, se dovesse arrivare l'occasione farò di tutto per sfruttarla, ma non mi piace fare proclami. A chi dice che sul Plateau de Beille ha visto Armstrong stanco rispondo che io invece l'ho visto forte, molto forte. Ripeto: sto bene e non mi nascondo. Se posso, attaccherò».