«Cosi Stagnaro mi salvò portandomi in Egitto con altri duemila ebrei»


LONDRA. «Il mio pellegrinaggio a Napoli per identificare l'uomo che salvò le vite di circa duemila ebrei nel lontano 1940 si è concluso positivamente. Devo però ancora sciogliere un debito, quello di gratitudine che ho contratto con la sua memoria»: lo afferma James Emanuel Hazan, un israeliano settantenne tornato a Londra, dove risiede.
I registri della Capitaneria di Porto partenopea e gli archivi della Società di Navigazione Adriatica lo hanno aiutato a trovare il nome del genovese Emanuele Stagnaro, comandante della nave Esperia all'inizio della seconda guerra mondiale. James aveva 3 anni quando parti dal Molo Beverello con i genitori, per raggiungere l'Egitto. Suo padre, Isaac, si era deciso a lasciare Roma per sfuggire alle persecuzioni razziali, pur essendo stato interprete di Mussolini per la lingua araba. «Alla mia tenera età ero stato nominato Figlio della Lupa con uno speciale certificato consegnatomi personalmente dal duce», ricorda l'anziano Hazan. «Conservo ancora la fotografia di quella cerimonia. A quel tempo i miei genitori mi chiamavano Giacomino».
Il piroscafo, pieno di famiglie di ebrei in fuga dall'Italia, era diretto verso Alessandria d'Egitto. «Durante la navigazione, Mussolini si affacciò su Piazza Venezia per annunciare la dichiarazione di guerra. L'Esperia ricevette l'ordine telegrafico d'invertire la rotta per rientrare immediatamente a Napoli con tutti i passeggeri». Il padre di Giacomino era un buon amico del comandante: «Toccò a mio padre convincerlo a proseguire il viaggio per consentire agli atterriti passeggeri di sbarcare in Egitto. Il porto di Alessandria era sotto il controllo degli inglesi e bisognava cercare in fretta un'altra destinazione. Per fortuna i miei genitori conoscevano il capitano Samson dell'Intelligence Service, residente al Cairo. Mettendosi in contatto con lui seppero che bisognava puntare sul porto di al-Max non ancora controllato dagli inglesi. Il comandante dell'Esperia raggiunse quella località e sbarcò i viaggiatori ebrei».
Tornato a Napoli, Stagnaro disse di avere ricevuto il telegramma a sbarco avvenuto, rischiando di essere incriminato per avere trasgredito l'ordine: «Sento l'obbligo di precisare che i passeggeri ebrei avevano offerto al comandante una forte somma come compenso, ma lui si rifiutò di prenderla in considerazione. Il suo gesto di solidarietà fu motivato esclusivamente da considerazioni di carattere umanitario». La famiglia Hazan rimase in Egitto fino al 1948, quando il genitore di Giacomino fu arrestato per sionismo. Il ragazzo e la madre raggiunsero Parigi, dove James si arruolò più tardi nel Mahal, «la legione straniera israeliana». Nel 1949 era ospite di un kibbutz. Come soldato israeliano partecipò alle guerre contro gli arabi. Appena i genitori furono in grado di ricongiungersi, la famiglia tornò a Roma. James fece la guida turistica fino al 1964, poi il rappresentante di scarpe per spettacoli teatrali, trasferendosi a Londra. Una sua sorella, Chela Miles, di 14 anni più giovane, risiede a Milano col marito.
«La famiglia di mia madre proviene da Livorno, dove al mio bisnonno, Angiolo Attias, un provetto sarto, fu dedicata una piazza. Per tutte queste mie connessioni con l'Italia ho sempre coltivato il desiderio di rendere onore alla memoria del comandante dell'Esperia. Ora ne so il nome e ho potuto telefonare al figlio primogenito, Cesare. Non sapeva niente dell'atto di eroismo compiuto dal padre, morto nel '42 nell'affondamento della sua nave ad opera degli inglesi». James Emanuel Hazan si mostra impaziente di conoscere il figlio dell'eroico comandante, ma soprattutto ansioso di indurre le autorità governative israeliane a piantare un albero in memoria di Emanuele Stagnaro nel viale riservato ai Giusti di tutto il mondo che salvarono gli ebrei dall'Olocausto.

Luigi Forni