A Barigazzo di Lama leggenda dell'Inferno


LAMA MOCOGNO. Lungo la via Giardini, alle pendici del Monte Cantiere, sorge l'abitato di Barigazzo, frazione di Lama. Un paese che è assorto in una particolare dimensione, stretto tra il crinale ed una parete scoscesa verso lo Scoltenna, con una vista invidiabile sulle pendici del Cimone, tra Sestola e Montecreto.
Siamo tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo, negli anni terribili di Obizzo da Montegarullo, per la tradizione temibile e sanguinario padrone dell'Alto Frignano. In una cupa notte d'inverno, un'improvvisa tempesta, con nebbia, neve e vento, sorprese il ferrigno signore di Rocca Pelago, in compagnia del proprio scudiero, proprio in quel di Barigazzo. Essi bussarono dunque con decisione alla prima porta che trovarono, senza sapere che in quella casa viveva tutta sola una povera ed intimorita orfanella la quale, svegliata dal rumore, rimase a lungo incerta se aprire o meno al primo venuto. Una volta riconosciuti Obizzo e lo scudiero, si convinse, tutta tremante, ad aprire. I due entrarono e, senza degnarla di uno sguardo, si sistemarono alla meglio. Nonostante questo, la fanciulla rimase sveglia fino all'alba quando, terminata la tempesta, i due, esattamente come erano entrati, se ne andarono. Non una parola, non uno sguardo. Solo allora la fanciulla si addormentò, lieta per lo scampato pericolo. Ad un tratto, una mano pesante bussò di nuovo alla porta. Era lo scudiero, questa volta solo. Non appena la fanciulla apri la porta, egli la rapi afferrandola alla vita e caricandola a cavallo, senza dubbio su ordine del proprio padrone.
Giunta davanti alla chiesa di San Giorgio, la ragazza rivolse un'accorata preghiera al santo cavaliere, protettore di Barigazzo. D'improvviso, comparve all'orizzonte un bellissimo cavaliere che, armato di tutto punto ed in sella ad un bianco ronzino, riusci a sottrarre la fanciulla allo scudiero. Quest'ultimo, al colmo della collera, vibrò un colpo possente verso il cavaliere, colpendo però a morte la fanciulla. In quel momento, lo scudiero venne avvolto col proprio cavallo da misteriose fiamme sprigionatesi da una voragine apertasi nel terreno, mentre la fanciulla, ormai morta, pareva ancora abbandonata in uno straordinario sogno.
Poco importa sapere che i 'fuochi" di Barigazzo, ben lungi dall'essere la punizione eterna inflitta da San Giorgio al rapitore, trovano la loro origine nella presenza di idrocarburi gassosi che, al contatto con l'aria, si incendiano. Assai più consono alla tradizione popolare rinominare quel luogo 'l'Inferno".

Marcello Graziosi