Schivenoglia-San Giovanni La possibile fusione per adesso rimane al palo

San Giovanni-schivenogliaUn anno fa la possibile fusione dei Comuni di Schivenoglia e San Giovanni del Dosso era saltata in attesa del voto amministrativo in quest'ultimo. L'accordo era quello di riparlarne dopo l'esito delle elezioni. Ma la situazione pare, al momento, di stallo. Con Schivenoglia ancora intenzionato e San Giovanni un po' meno. E i matrimoni si fanno solo se i due sono consenzienti. Ma cosa è successo nel frattempo?I due piccoli Comuni, circa 1.100 abitanti Schivenoglia, poco più di 1.200 San Giovanni del Dosso, si dibattono da tempo nella crisi finanziaria e di personale che attanaglia le municipalità di dimensioni ridotte. Un problema ben noto a livello nazionale, tant'è che lo strumento messo a disposizione è stato il meccanismo della fusione, fortemente incentivato. Ai Comuni che accettano di unirsi in modo definitivo, lo Stato concede forti vantaggi fiscali e finanziamenti aggiuntivi. Un premio del quale, per restare nel Destra Secchia, hanno approfittato Sermide e Felonica, Borgofranco e Carbonara, Villa Poma, Revere e Pieve di Coriano che hanno creato Comuni nati dalla fusione e oggi fra i più efficienti dell'area. La fusione è stata tentata a quattro, tra Quingentole, Schivenoglia, San Giacomo e San Giovanni. Ma il referendum del settembre 2018 l'ha bocciata. In quel voto, se a Quingentole e San Giacomo avevano prevalso i no, a San Giovanni e Schivenoglia i cittadini avevano invece dimostrato di gradire il matrimonio.Su questa base, nel 2021 le due amministrazioni hanno riavviato il percorso, in modo informale, creando una commissione che tastasse il polso alla situazione. Delegazioni di un Comune sono andate nell'altro e viceversa per rendersi conto degli edifici disponibili, del personale, della situazione economica. Sembrava ormai quasi fatta per formalizzare il tutto. Ma il tempo ha giocato a sfavore. Ci si è resi conto che, andando San Giovanni al rinnovo amministrativo nel 2022, non ci sarebbe più stato il tempo per farla. Ci si è dunque salutati con l'intenzione di attendere l'esito delle urne e ritrovarsi al tavolo.Oggi a Schivenoglia la situazione sembra immutata. Il sindaco Katia Stolfinati, in scadenza nel 2024, voto al quale ha anticipato non si ripresenterà, non ha cambiato idea e sembra favorevole alla fusione per i grandi vantaggi che otterrebbe l'amministrazione, oggi depauperata di gran parte dei propri dipendenti.Meno incline, al momento, pare però San Giovanni. «Al momento non c'è nulla di deciso - spiega il sindaco Angela Zibordi -. Ma bisogna tenere presente che la situazione è cambiata, che oggi lo Stato dà più incentivi ai piccoli Comuni e così la Regione. La fusione non è da noi all'ordine del giorno, quanto invece lo sono le convenzioni che ci legano a Schivenoglia e che con il tempo creeranno una sinergia sempre più forte». Convenzioni che fanno compartecipare ai due Comuni praticamente tutti gli uffici: l'anagrafe, la segreteria, la Polizia locale, l'ufficio tecnico. E di questo si parlerà lunedì in un vertice fra le due sindache. I tempi della possibile fusione, spiegano da Schivenoglia, ci sono, prima che si vada nuovamente al voto e che, magari la nuova amministrazione non sia più favorevole. Ma c'è da convincere San Giovanni, oggi anche senza opposizione in consiglio. I prossimi mesi diranno se nel Destra Secchia si riparlerà di fusioni, o no. -- Francesco Romani