Sotto accusa la Riso Roncaia L'ipotesi è di truffa aggravata

CASTELBELFORTE. «Io con Salvatore gli parlo chiaro, gli dico "Salvatò, noi non la dobbiamo affogare 'sta azienda, dobbiamo cercare di pigliare la minna e succhiare, o no?». A parlare è Giuseppe Caruso, il presidente del consiglio comunale di Piacenza, Salvatò è Grande Aracri, e l'azienda è la Riso Roncaia spa di Castelbelforte, oggi nell'iter del concordato. Ditta che in una situazione di difficoltà finanziaria, secondo gli inquirenti, chiese aiuto a Giuseppe e al fratello Albino Caruso, entrambi arrestati per i loro legami con la cosca cutrese. «Una vicenda che assume una rilevanza centrale nell'economia dell'indagine - scrive il gip Alberto Giroldi - perché costituisce il terreno sul quale si è misurata la cifra criminale del sodalizio. Claudio Roncaia e Massimo Scotti, entrambi indagati con l'ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, erano stati introdotti nel giro della cosca dallo stesso Salvatore Grande Aracri, in occasione delle fiera Cibus a Parma. La Roncaia era in difficoltà perché dopo aver vinto un bando con un finanziamento dell'Agea, che la impegnava a fornire migliaia di tonnellate di riso, non aveva ottemperato all'obbligo. Aveva quindi prodotto un atto falso che certificava la rottura di un compressore per chiedere una proroga: erano stati i Caruso a trovare una società disponibile a redarre un falso verbale di intervento, che era poi stato inviato all'Agea. Così avevano ottenuto la proroga ed evitato di pagare la penale. Per questo favore, sempre secondo l'impianto accusatorio, i Caruso avevano preteso tremila euro. «Posso dirti un cosa e te lo dico... qualsiasi uomo ha un costo... ogni uomo ha un prezzo... ogni uomo ha un prezzo». Questa la filosofia espressa da Caruso, allora dipendente dell'ufficio delle dogane di Piacenza durante una cena a Castelbelforte, con gli amministratori della Roncaia.Da una telefonata registrata nel giugno 2015 dagli investigatori, tra Caruso e Claudio Roncaia, emerge come il primo attribuisse a sé e al proprio gruppo il merito della risoluzione di una problematica con la banca Unicredit («Hai visto come ci muoviamo») verso cui c'era un debito, sia della posizione dei Roncaia «divenuta favorevole all'interno di Unicredit - spiega il Gip - grazie all'intervento determinante di un soggetto di spessore, portato dai Caruso». In seguito, prosegue il Gip, si comprendeva che il soggetto «intervenuto per risolvere le problematiche dei Roncaia era l'allora amministratore delegato di Unicredit, Francesco Ghizzoni». Anche un dirigente della Riso Roncaia nel corso di un'altra conversazione, del dicembre 2015 «confermava l'intervento» dell'ex ad della banca «per l'estinzione del debito». Ghizzoni, piacentino, non risulta però indagato e secondo gli investigatori è possibile che le persone che hanno parlato di lui stessero millantando la sua conoscenza. Nel corso delle indagini si è anche registrato un vero e proprio summit a Voghera tra i Grande Aracri e il clan dei Chindamo-Ferrentino, di cui faceva parte un imprenditore con cui i Roncaia avevano una controversia per una partita di riso avariata . --R.C. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI