Altro colpo alla cosca Grande Aracri Sedici arresti, due nel Viadanese

Rossella CanadèVIADANA. Dopo Aemilia e Pesci, Mantova è scossa ancora dal tifone 'ndrangheta.E ancora una volta, la cosca di Nicolino Grande Aracri, dimostra di non essere stata abbattuta. Con il boss in cella in regime di massima sicurezza, la famiglia cutrese ha continuato a fare affari a Mantova, Reggio Emilia e Piacenza: minacce, estorsioni, truffe e sfruttamento del lavoro. Sedici persone arrestate, di cui due di Viadana, e 76 indagati, tutti accusati di far parte della cosca: è l'operazione Grimilde, coordinata dalla Dda di Bologna, culminata nel blitz di ieri notte che ha colpito la solita striscia dei paesi a cavallo tra il Reggiano e il Mantovano, con 300 poliziotti che hanno eseguito un centinaio di perquisizioni in tutt'Italia. Tra gli arrestati, il boss Francesco Grande Aracri, fratello maggiore di Nicolino, preso nella sua casa già confiscata di Brescello, da cui non era ancora uscito, e i figli Salvatore e Paolo. Francesco, già condannato nel 2008 per fatti di 'ndrangheta, nel 2014 era stato definito dall'ex sindaco di Brescello Marcello Coffrini "uno composto, educato, che ha sempre vissuto a basso livello". Ma il nome a sorpresa è un altro: quello di Giuseppe Caruso, il presidente del consiglio comunale di Piacenza, che secondo gli investigatori sarebbe parte integrante dell'organizzazione criminale, in diretto contatto con i Grande Aracri. Il politico di Fratelli d'Italia, - sospeso ieri pomeriggio da ogni incarico nel partito - doveva restare la faccia pulita della consorteria, «per poter agire nell'interesse del sodalizio con più efficacia, coprendo i Grande Aracri» scrive il Gip. La famiglia era nell'occhio del ciclone dopo Aemilia e Pesci infatti.In un dialogo intercettato, Caruso, che secondo il Gip ha un ruolo «non secondario nella consorteria», spiegava a Giuseppe Strangio che, in relazione alla funzione che all'epoca rivestiva all'ufficio delle Dogane di Piacenza, avrebbe dovuto cercare di mantenere un certo distacco da Salvatore (per gli inquirenti Salvatore Grande Aracri) perché questi, come il padre Francesco, era controllato dalle forze dell'ordine. Sarebbe quindi stato più utile per la consorteria, ricapitola il Gip, che Caruso non apparisse all'esterno come un associato».«Ultimamente - si legge nella conversazione di Caruso, intercettata - Salvatore stesso (sottinteso: mi dice) "stai a casa, lasciami stare, vediamoci poco. Perché? Perché è giusto che sia così... nel senso che io dal di fuori se ti posso dare una mano te la do, compà, perché al di fuori mi posso muovere... guardo, dico, se c'è un problema, dico: "stai attento". Altrimenti, dopo che si viene bruciati, la gente ti chiude le porte, la gente mi chiude le porte... che vuoi da me... se tu sei bruciato non ti vuole... hai capito quello è il problema... quindi allora se tu ci sai stare è così... loro invece a tutti i cani e i porci è andato a dire che io riuscivo... che a Piacenza io riuscivo a fare i libretti, le cose».Caruso venne eletto nel 2017 nel consiglio comunale. La conversazione risale, dunque, a un periodo precedente. L'associazione criminale, come ha spiegato nella conferenza stampa di ieri mattina il capo della squadra Mobile di Bologna, Luca Armeni, «nel momento in cui non riusciva ad imporsi passava all'intervento militare». Come quando dopo aver acquistato una bocciofila a Reggio Emilia, con pizzeria annessa, scattano le minacce verso il proprietario di un ristorante concorrente: «Devi andare via, sennò ti ammazziamo».Arrestato per questo tipo di minacce è un 28enne di Viadana, Manuel Conte, attualmente residente a Brescello.«Qua non hai capito che ti spariamo»: la frase indirizzata al dipendente di una pizzeria di Boretto, che aveva osato sconfinare con le consegne a Brescello. L'associazione aveva creato anche una società per costruire in Belgio. A Francesco Grande Aracri era stato proposto questo affare e decise di assumere operai con paghe misere, senza giorni di riposo. Fondamentale, per la cosca, il reclutamento di teste di legno, a cui intestare società e conti correnti, sempre con l'intento di agire nell'ombra.Tra questi Pietro e Francesco Paolo Passafaro, 24enne e 23enne di Viadana, e Luigi Boschetti, 55enne di Asola residente a Guastalla. Il primo aveva accettato l'intestazione fittizia di una società che faceva capo alla cosca, la Magnifica srl, che gestiva bar, ristoranti e pizzerie di reale proprietà della cosca, come pure era intestata a lui una moto Yamaha utilizzata in realtà da Salvatore Grande Aracri. Che gli aveva intestato anche un conto corrente alla filiale di Viadana della Banca popolare della Puglia e della Basilicata, mentre al secondo sempre Salvatore aveva intestato la sua carta Postepay. Tutti raggiri per compiere con più scioltezza i crimini. Allo stesso scopo, secondo gli inquirenti, era stata intestata una quota della società Monreale srl a Luigi Boschetti. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI