Nella villetta in via Buonarroti i vocalizzi della Callas

Maria Callas, ancora e sempre: dalla mostra del 2011 in palazzo Te " Maria Callas. Una donna, una voce, un mito", al recente incontro del 2 dicembre, compleanno della Divina, sempre al Te, per ascoltare Massimiliano Capella con il libro "Iconic Callas", dunque icona, di eleganza di stile, nella linea creativa della Biki, la sarta dell'alta società meneghina. Ma nel momento doloroso della fine del matrimonio con Giambattista Meneghini, finiva anche in un rabbioso falò (agosto 1959), il suo intero guardaroba, nel giardino della casa milanese che Meneghini le aveva regalato, in via Buonarroti allora 40.Al giovane mantovano Leonida Bergamonti, basso, allievo di Ettore Campogalliani, poi al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano, capitava che l'insegnante di italiano, professor Pallavicini, affidasse un incarico "che mi piaceva molto e mi emozionava, quando suonavo il campanello della villetta in via Buonarroti e consegnavo lettere o inviti per Maria Callas. Mi apriva lo stesso commendator Meneghini ma io speravo sempre di vedere lei da vicino. Una volta però sono capitato in tempo, non per incontrarla, ma almeno per sentirla fare vocalizzi". Lunga, prestigiosa carriera per lui, trent'anni fra Scala, Barcellona, Arena di Verona, San Carlo di Napoli, Regio di Torino, oltre che Stati Uniti e Canada.Ora, quei vocalizzi della Callas è possibile si appoggiassero al pianoforte di un musicista mantovano, Stelio Maroli, assolutamente refrattario a qualsiasi contatto mediatico ma tanto bravo da essere richiesto da Scala, Maggio Musicale Fiorentino, Accademia Chigiana, più von Karayan a Salisburgo, come maestro rammentatore. Una sola volta gli sfuggiva con il Renzo Dall'Ara, giornalista ma abilitato in quanto dirimpettaio in via Montanara Curtatone, che "era andato in via Buonarroti" e basta, inutile insistere. Ci avevo provato, spostando il discorso sulla Divina.Altro ingresso nel culto Callas Cesare Parmiggiani, mantovano di Gonzaga, una vita a Milano con la C.L.P. comunicazione e relazioni pubbliche, strettamente legata alle grandi mostre del Centro di Palazzo Te e che, logicamente non ha difficoltà a raccontare: "Casi della vita: avendo aperto nel 1968 lo studio a Milano in via Buonarroti 38, ho sempre vissuto il mito Callas anche perché, abbattuta la villa abitata dalla grande Maria per costruire il condominio, il giardino era stato salvato. Di fronte, poi, si trova Casa Verdi, con la tomba del maestro. Mi rammaricava la perdita di quel particolare della memoria callasiana, avevo cercato di richiamarlo nelle sedi appropriate e finalmente, il 7 aprile 2010, Rotary Club Milano Duomo e Comune di Milano hanno scoperto la lapide commemorativa, semplice come l'epigrafe: "In questo luogo sorgeva la casa dove visse il soprano Maria Callas (1923 - 1979) artista lirica". Spostiamoci lungo il Po mantovano, di fronte ad Ostiglia, l'isola Boschina è oggi riserva naturale tutelata dalla Regione Lombardia. Nei secoli è passata per diverse proprietà private e all'asta, nel 1970, se l'aggiudicava Giovanni Battista Meneghini. Tanto bastava ai giornalisti per elevarla ad Isola Callas, dedicata alla grande Maria, vedi anche la Gazzetta e Giorgio Guaita cronista. Solo che il matrimonio con Meneghini era finito già dal 1966 e Maria frequentava un'altra isola, Skorpios, nell'Egeo, feudo di Onassis. Già nel 1972, comunque, Meneghini rinunciava alla Boschina.Via Buonarroti 38 può richiamare anche pellegrinaggi di ben diversa natura, in quanto indirizzo della Bonelli, casa madre di Tex Willer, Dylan Dog, Martin Mytere, Zagor e Mister No. Mentre a me accadeva di vedere in portineria una signora alta, impellicciata e occhiali neri che certo non nascondevano Mina, venuta da Brescia dove abitava, a trovare la figlia Benedetta. Senza vocalizzi, sempre nel mito, rimanevo. --