Sui campi di Rivarolo esperimento europeo per ridurre i reflui

Francesco RomaniUtilizzare in modo virtuoso i reflui zootecnici responsabili del 20% dei gas sotto accusa per i cambiamenti climatici e del 94% delle emissioni di ammoniaca in Europa. L'uvo di Colombo? Spargere i reflui stessi utilizzando la tecnica d'irrigazione del goccia a goccia che oltre a consentire una migliore resa abbatte i cattivi odori legati allo spandimento con i mezzi tradizionali delle autobotti.Per dimostrarlo e sensibilizzare gli addetti ai lavori sulla questione, l'Unione Europea ha per questo dato vita al progetto "Life Arimeda" che coinvolge nella sperimentazione Italia e Spagna e in particolare le province di Mantova e Cremona e quella dell'Aragona. Le aziende agricole italiane dove si stanno testando sul campo i prototipi sono di Rivarolo Mantovano (Az. Agricola Agriferr) e di Pieve d'Olmi (Horti Padani). Partner italiano del progetto europeo è Acquafert, che ha sede a Cicognolo (CR) ed appartiene alla famiglia Sanguanini di Curtatone. Acquafert ha realizzato nelle proprie officine meccaniche le macchine prototipo utilizzate nella sperimentazione. In sostanza sistemi di filtrazione tali da trasformare il digestato proveniente da biogas e allevamenti in fertilizzante organico da distribuire attraverso l'irrigazione a goccia o con pivot. «Si tratta - spiegano i tecnici ldi Acquafert - di soluzioni che trasformano i reflui in risorse per gli agricoltori, con notevole risparmio nella concimazione degli appezzamenti e in acqua. Inoltre, cosa non secondaria per chi vive in campagna, aiutano a ridurre l'odore acre legato alla concimazione». In che misura sarà la ricerca a dirlo. Lo scorso 5 luglio i rappresentanti di tutte le realtà coinvolte si sono incontrati per la prima volta in Italia per testare sul campo i prototipi di Acquafert agri. Il prossimo appuntamento sarà in autunno inoltrato, con i primi risultati dei test, a Saragozza.Oltre all' Acquafert di Cicognolo, la Ue ha coinvolto lo studio Agriter e l'ARAL, entrambe di Crema. La supervisione di CITA, il Centro di ricerca e tecnologia alimentare di Aragona con sede a Saragozza. «Siamo ancora all'inizio e i dati disponibili sono troppo scarsi per anticipare dei risultati - ha spiegato la dottoressa Viviana Guido che con il Prof. Giorgio Provolo dell'Università degli Studi di Milano artner del progetto europeo , che si occupa dell'analisi e dell'interpretazione dei dati. «Tuttavia, ci sono alte aspettative. I primi dati attendibili si potranno avere solo in autunno. La riduzione delle emissioni agricole di ammoniaca nei campi è quindi possibile qualora si monitorino e si utilizzino strumenti e sistemi virtuosi, tutti già disponibili ma poco conosciuti o utilizzati». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI