Con Fratus tra alberi e boschi da salvaguardare

Tiziano Fratus ha inventato l'homo radix. È un cercatore di alberi, si tuffa nel paesaggio per stare in connessione col suolo e con quanto vi cresce di vegetale. I suoi libri, negli ultimi anni, sono: "Il sussurro degli alberi. Piccolo miracolario per uomini radice" (2013), "Il libro delle foreste scolpite. In viaggio tra gli alberi a duemila metri" (2015), "L' Italia è un bosco. Storie di grandi alberi con radici e qualche fronda" (2016), "I giganti silenziosi. Gli alberi monumento delle città italiane" (2017). E ora "Il bosco è un mondo. Alberi e boschi da salvaguardare in Italia". Una verità inconfutabile è che gli alberi non hanno bisogno degli esseri umani. Noi, invece, abbiamo bisogno di loro. Eppure non perdiamo occasione per aprire le ostilità. Gli atti di guerra sono i tagli, gli incendi, il clima. Una potatura sbagliata mette a repentaglio l'equilibrio dell'albero e la sua stessa esistenza. Le città sono costruite in modo da non lasciare spazio sufficiente alle radici. È come se a uno di noi turassero le narici. Come faremmo a respirare? Gli alberi secolari, nelle città, sono rari. Invecchiano presto, e muoiono prematuramente. Per quanto riguarda gli incendi, è superfluo dire qualcosa: sono sotto gli occhi di tutti e le cause risiedono soprattutto in un disegno criminale, a cui si aggiungono le difficoltà di spegnimento: la dispersione e lo spreco d'acqua - all'ordine del giorno in Italia - danno manforte al disastro. Il surriscaldamento del nostro pianeta fa il resto. Nei suoi libri Fratus ricorre spesso alla letteratura, agli scrittori che nei loro libri citano di alberi: Thoreau, Hemingway, Rigoni Stern, Mauro Corona e tanti altri. In quest'ultimo libro sono ricordati - tutti scrivono del castagno - Boccaccio, Giovan Battista Marino, Giuseppe Parini, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Grazia Deledda, Italo Calvino, Hermann Hesse. Ciò dà modo a Fratus di distinguere (pp. 51-54) la castagna dal marrone, e i relativi utilizzi. Più avanti, a p. 135, incontriamo il paragrafo "L'alberone di Buzzati", che sta alle porte di Belluno; subito, nella pagina successiva, c'è il paragrafo "Il cipresso di Michelangelo", a Roma, vicino alla stazione Termini (forse story telling, post verità, poiché è probabile - avverte Fratus - che il cipresso sia stato messo a dimora dopo la morte del sommo artista, avvenuta nel 1564). Scortato dagli alberi, Fratus ci porta in giro per l'Italia. Gli alberi sono sulla Terra da prima di noi. Vivono molto più a lungo di noi, sempre se non li ammazziamo. Le foreste e i boschi ricoprono il 31 per cento delle terre emerse, 4 miliardi di ettari. Prima dell'industrializzazione erano 6 miliardi. Fratus aggiunge alle tavole di Mosè un undicesimo comandamento: non deturpare la natura. (scud) Tiziano Fratus, IL BOSCO È UN MONDOEinaudi, 151 pag., 16,50 euro