Senza Titolo

«Ho chiamato Né-Né la mia linea di abbigliamento cucito a mano perché questo nome mi rappresenta: non sono né una cosa, né l'altra, ma anche entrambe e più d'una». Irene Generali, che fa parte di Riqù- L'arte sul filo, racconta la sua esperienza di maker. «Durante e dopo l'università ho trascorso diversi anni collezionando una miriade di tentativi professionali che mi permettessero di mettere a frutto gli anni di studio e sacrifici. Dopo l'ennesimo contratto inaccettabile ho scelto il lavoro sicuro ma lontano dalle mie passioni. Qualche anno fa, per caso, mi sono iscritta ad un corso di taglio e cucito per bisogno di cimentarmi in un'attività nuova». Irene ha scoperto che cucire le piaceva moltissimo: «Ho iniziato a regalare capi confezionati da me, e qualcuno mi ha suggerito che avrei potuto anche vendere le mie creazioni. Così ho fatto qualche foto e l'ho pubblicata nel mio profilo facebook: incredibilmente ho venduto diversi pezzi. Le persone hanno iniziato a chiedermi altre cose: chi una gonna, chi un abito». La primavera scorsa si è presentata l'opportunità di partecipare ad alcuni mercatini di prodotti handmade, ma era necessario avere un nome e creare un'immagine coordinata. «A quel punto - racconta Irene - ho coinvolto il mio compagno e alcuni amici: abbiamo creato un logo con il mio marchio, fotografato i miei abiti e accessori, stampato le etichette, i biglietti da visita e gli adesivi. Un tavolino riesumato dalla mia soffitta, uno specchio appartenente a mia nonna, un busto recuperato al mercatino dell'usato, un abat-jour da pochi euro e il mio banchetto con un'aria un po' parigina era fatto. E così da qualche mese partecipo a diversi eventi dedicati alle produzioni handmade: Reggio Emilia, Torino, Verona. Mi ripago le spese e c'è una parte di ricavo. Ma la cosa migliore è la soddisfazione nel ricevere approvazione per qualcosa che ho fatto con le mie mani. Oltre a questo, ho conosciuto tante persone che ammiro davvero moltissimo: soprattutto ragazze e donne vivaci, coraggiose e dotate di fantasia e manualità fuori dal comune». Irene spiega di proporre un indumento «di qualità, portabile ma pur sempre un pezzo unico. Utilizzo solo tessuti naturali e dedico un'attenzione particolare alle finiture». La gente, rileva Irene, apprezza sempre di più l'unicità di un capo artigianale, creato interamente dalla stessa persona che ha dedicato ore a creare il modello, scegliere e lavare accuratamente il tessuto, cucire l'etichetta e poi stirare il prodotto finito. «Il prossimo passo - conclude la maker mantovana - saranno i negozi, ai quali vorrei proporre le mie creazioni, poi la vendita online.Non ultimo, vorrei rafforzare alcune collaborazioni nate da poco. Credo che mai come nei momenti di crisi sia importante condividere le proprie capacità per creare qualcosa di buono. E' faticoso: avendo un altro lavoro sono costretta a cucire la sera e nel fine settimana. Comporta tanti sacrifici, ma è un modo per non smettere di sognare».