L'importanza delle metafore per allenare il cervello

La metafora è il vertice della nostra capacità linguistica, è l'affermazione con cui Valentina Bambini, ricercatrice del Ne. T. S. dell'Università di Studi Superiori di Pavia, chiude la sua lavagna ed è naturale pensare al volto attonito de "Il Postino" di Troisi quando, sognante, ripete la parola "le metafore". In realtà la lectio di piazza Mantegna tratta le metafore non solo da un punto di vista estetico, ma anche da quello psico e neuro linguistico. La Bambini spiega: «Ci costano, da un punto di vista cognitivo, molto di più delle frasi tradizionali. Certo, c'è un beneficio, legato all'effetto estetico, ma anche a quello della comprensione, della spiegazione dei concetti, e ci sono benefici anche terapeutici, dato che le metafore si usano per casi di gravi menomazioni, ma di fatto questo aspetto del linguaggio implica grandi costi in termini di attività del nostro cervello». Gli studi che Bambini ha condotto con il suo gruppo di ricerca si fondano sulle osservazioni di neuroimmagini, e cioè la tecnica per individuare quali parti del cervello si mettono in movimento quando leggiamo delle frasi. «Si è osservato - spiega - che l'uso normale del linguaggio attiva la parte sinistra del cervello, mentre la lettura di metafore mette in funzione anche la parte destra e, soprattutto, una regione di incontro fra i vari lobi del cervello. Leggere metafore, dunque, comporta costi cognitivi, ed è di fatto un'operazione complessa del cervello che testimonia e rafforza la tesi per cui il linguaggio verbale è tipico dell'essere umano perché questo regione del cervello è presente solo nell'uomo e nella donna». C'è spazio anche per una parte meno tecnica, dove si parla di statistiche e di numeri nell'uso di metafore. In media ogni uomo usa una metafora ogni sei parole. In una giornata, dunque, un uomo e una donna mediamente pronunciano 16.000 parole, per un totale di 2.600 metafore. (l.c.)