LA BELLA FAVOLA DELL'ARLECCHINO

Leggere le recensioni del giornalista, cronista e scrittore Renzo Dall'Ara è da sempre per me motivo di interesse e arricchimento culturale. Tanto per dirne una, scoprire che il primo Arlecchino della storia fu battezzato nella Chiesa di Ognissanti a Mantova mi rallegra e stupisce anche...come se l'evento non fosse stato del tutto casuale. Tristano Martinelli, rispolverato anni fa da un mio richiamo culturale, aveva ricevuto il primo sacramento nella stessa casa che frequentavo per il catechismo e per la rappresentazione di commediole pastorali sotto lo sguardo bonario di don Rosa. Ma facciamo un passo indietro e precisamente al 1978 quando Dario Fo mi propose di interpretare Arlecchino in una sua nuova commedia. Pur avendo già sostenuto questo ruolo nel '64 con Giovanni Poli al teatro di Palazzo Durini a Milano e successivamente in giro per l'Europa, rifiutai l'offerta. Il motivo era semplice. Temevo il confronto con Ferruccio Soleri, dotato di una preparazione di base e di una padronanza atletica che io non possedevo. Fu allora che Dario mi apostrofò dicendo che il primo Arlecchino della storia era stato un omone mantovano per nulla atletico e assai più robusto di me. Aggiunse anche che gli Arlecchini di Giorgio Strehler erano solo degli stereotipi. Io comunque (stupidamente) rinunciai al lavoro. A distanza di anni, nel 1990 l'incontro con l'amico e grande studioso di teatro professor Umberto Artioli (nella foto). Eravamo alle spalle della chiesa di San Lorenzo quando, ripensando alla tirata d'orecchie di Dario Fo, gli suggerii che anche noi mantovani avremmo potuto proporre una pièce su Arlecchino, visto che ne eravamo i legittimi eredi e continuare il percorso del Piccolo Teatro di Milano con soluzioni meno pretenziose. Umberto non sottovalutò l'idea tanto da chiedermi testi inediti di Vito Pandolfi e Giovanni Poli che il giorno dopo portai a casa sua. il mio sogno non si concretizzò, ma sono comunque felice che la genialità e la professionalità di Umberto Artioli abbiano dato vita alla Fondazione Mantova Capitale Europea dello Spettacolo e alla istituzione del prestigioso premio L'Arlecchino d'oro. Un impegno gigantesco quello di Umberto, che si è valso della collaborazione di Siro Ferrone, di importanti docenti e di uno staff organizzativo con intenti che vanno ben oltre la difficile programma zione di spettacoli. Anch'io ho partecipato come attore ad alcuni lavori di Mantova capitale dello spettacolo: nel 1999 con la prima edizione dell'Arlecchino quando il premio venne conferito a Dario Fo e poi nel 2001 quando venne premiato Ferruccio Soleri. Infine nel 2004 debuttai in piazza Castello con un mio testo dal titolo "Acrobazie cabarettistiche di un attore" Ricordo che per quella recita scrissi un monologhetto in veneto-bergamasco-mantovano su Tristano Martinelli. Cominciava così: " Mi son quel ciarlatano ch'è nato a Bigarello un giorno di fumana na sporta d'ani fa. Quant ancora s'era in dla cuna la me povra mama la m'cantava na nina-nana ch' l'andava ben par i omm sa grant: Con l'arte e con l'ingan at campi almen mez ann. Con l'ingano e con l'arte camperai quell'altra parte". Di fatto l'omaggio a Tristano prendeva spunto da "Il ciarlatano" di Arturo Frizzi, un giullare mantovano vissuto tra la fine dell'800 e i primi decenni del '900. Un saltimbanco, attore, strillone, girovago, un figlio della piazza che pare abbia fatto l'ambulante con la sua bancarella sotto i portici di piazza delle Erbe molto prima di Giovanni Piubello. Che l'aneddoto della bancarella sia vero o falso poco importa. Quel che conta è riscoprire nel passato le radici dei nostri giorni. E quando a Mantova si parla di Arlecchino, un po' di merito datelo anche a De Buono.